Sicurezza
«Merito della giunta Ceccardi il recupero del Bellotti Bon»
pisa. «L’unica cosa che prova a fare questa amministrazione è prendersi meriti che non ha».
Leonardo Cosentini, capogruppo della Lega, interviene sui finanziamenti che arriveranno a Cascina con il Pnrr per restaurare il Teatro Bellotti Bon. «Il sindaco Michelangelo Betti si è attribuito il merito di un possibile recupero del Teatro. Siamo ancora vicini a Befana, eppure le parole del sindaco suonano come uno scherzo di Carnevale – prosegue Cosentini –. Sarebbe stato corretto dire che il recupero è iniziato con la giunta della sindaca Susanna Ceccardi e con l’assessore Luca Nannipieri. La giunta di centrosinistra, che aveva amministrato Cascina fino al 2016, aveva inserito il teatro tra i beni comunali alienabili. Ma forse Betti, che allora era impegnato a fare il presidente del teatro Politeama, non se lo ricorda».
Le amministrazioni di centrosinistra «hanno permesso che l’edificio del teatro storico andasse incontro ad un totale degrado, con il rischio di cancellare un importante patrimonio storico e artistico» aggiunge Cosentini. Il Bellotti Bon era passato al patrimonio pubblico grazie ad una delle ultime decisioni del sindaco Carlo Cacciamano.
«Nel 2015 lo avevano messo in vendita, destino da cui è stato salvato dalla giunta di centrodestra di Susanna Ceccardi» accusa Cosentini.
Il recupero dello storico teatro e cinema di Cascina è stato al centro dell’ultima campagna elettorale.
«Abbiamo già visto con quanta demagogia questo centrosinistra cascinese, tutto chiacchiere e poca sostanza, si è sempre avvicinato all’argomento – conclude il capogruppo leghista –. Il piano di recupero è iniziato grazie alla messa in sicurezza del tetto, alla pulizia all'interno del teatro e alla predisposizione del progetto preliminare che sarebbe servito al recupero dei finanziamenti necessari, ai continui incontri a Roma con il ministero. Tutte cose fatte dalla precedente amministrazione di centro destra. Ma per ammetterlo serve onestà intellettuale, ma Betti&C preferiscono guardare la realtà con il paraocchi dell’ideologia».
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