Il Tirreno

Pontedera

Palasport di Vicopisano colabrodo, Comune risarcito

Pietro Barghigiani
L’inaugurazione del palazzetto nel novembre 2011 (foto Franco Silvi)
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L’inaugurazione del palazzetto nel novembre 2011 (foto Franco Silvi)

Il Tribunale ha condannato l’impresa, i due progettisti e direttori dei lavori a pagare circa 150mila euro di danni per i problemi alla copertura dell'impianto sportivo

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VICOPISANO. I lavori sulla copertura del palazzetto furono eseguiti male. Negligenze evidenti sono state accertate anche in altre strutture dell’immobile di via Diaz a Vicopisano che, a sei mesi dall’inaugurazione, mostrò le sue falle progettuali ed esecutive con ampia chiazze di acqua sul pavimento.

Ci sono voluti undici anni per la prima verità giudiziaria sul caso del palasport esposto alle infiltrazioni di Giove pluvio. Dopo aver citato per danni l’impresa costruttrice, i progetti e direttori dei lavori e il collaudatore (esclusa ogni sua responsabilità, ndr), il Comune si è visto riconoscere un danno quantificato in oltre 150mila euro.

Una somma da addebitare al 50 per cento tra la ditta, l’impresa Calvo di Siracusa e gli architetti Piero Livio Landucci e Massimo Bartolozzi. Per i due professionisti scatterà la copertura assicurativa.

L’importo è stato quantificato mettendo insieme le voci di spesa sostenute per eliminare i difetti e i vizi dell’opera.

Non è stata una storia semplice quella vissuta dal palazzetto. Come spesso accade negli appalti pubblici tempi, ritardi e contenziosi hanno scandito la realizzazione dell’opera. Oltre che per architetti, ingegneri e manovalanza di cantiere c’è stato lavoro anche per gli avvocati. Il Comune citò in giudizio nel novembre 2010 l’Impresa Calvo. Il contratto d’appalto, dopo asta pubblica, era stato firmato nel luglio 2005 per la costruzione di una palestra polivalente. Gli architetti Massimo Bartolozzi e Piero Livio Landucci avevano redatto il progetto esecutivo e poi erano stati incaricati della direzione e contabilità dei lavori (contratto del 14 luglio 2005). Nel maggio 2007 venne sottoscritto un “atto di sottomissione” tra Comune e Impresa Calvo per l’esecuzione di alcuni lavori in variante e un verbale di constatazione per la consegna anticipata dell’opera il 17 luglio 2008 «nel quale la ditta Calvo si impegnava a terminare i lavori necessari per eliminare le infiltrazioni d’acqua all’immobile già presenti». A maggio 2009 il completamento dei lavori di impermeabilizzazione. Solo che a novembre, il personale dell’ufficio tecnico del Comune accertò la presenza di numerose infiltrazioni d’acqua. Fu l’inizio del contenzioso che ora il giudice Corinna Beconi chiude dando ragione al Comune riconoscendogli danni patrimoniali e non.

«Le infiltrazioni d’acqua erano dovute all’errata posa in opera della guaina di impermeabilizzazione» si legge nella sentenza. Le infiltrazioni riguardavano la copertura, le ventole presenti sulle pareti, i soffitti in cartongesso delle logge di ingresso e gli infissi a nastro.

«Può ritenersi, sulla scorta dei documenti di causa e degli accertamenti svolti dalle Ctu – prosegue il giudice nella sentenza– che il fenomeno infiltrativo (evento dannoso) nel suo complesso sia stato originato da una pluralità di condotte negligenti e/o imperite eziologicamente rilevanti – delle quali una prevalente anche se non esclusiva: la mancanza e/o l’erronea posa in opera della impermeabilizzazione sulla copertura – riferibili sia all’impresa appaltatrice che ai progettisti-direttori dei lavori. la direzione dei lavori, in particolare, deve accertare che l’esecuzione dell’opera avvenga secondo quanto previsto dal progetto e che le modalità esecutive siano conformi al capitolato e alle regole della tecnica; sotto questo profilo non è stata specificamente contestata dalle parti la circostanza che l’errata posa in opera della guaina impermeabilizzante sia stata rilevata e contestata per la prima volta dal collaudatore nel corso di un sopralluogo sulle coperture ai fini del collaudo; quindi a mancanze di soluzioni progettuali (per esempio mancata previsione di pendenze per evitare ristagni d’acqua sulle coperture) si aggiunge l’errata esecuzione non a regola d’arte della messa in opera della guaina da parte dell’Impresa Calvo e si aggiunge una carente vigilanza da parte della direzione dei lavori sulle modalità esecutive seguite dall’appaltatore».

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