Sicurezza
«Fu lei a farsi avanti, rapporto mai consumato»
In aula la versione del pensionato 66enne imputato di violenza sessuale su una giovane con ritardo mentale
PONTEDERA. «Fu lei a farsi avanti. Io volevo solo dormire. Non ci fu penetrazione. Ci fu solo uno strusciamento. Finì tutto così».
Nel processo per violenza sessuale su una ragazza all’epoca dei fatti appena maggiorenne e affetta da deficit cognitivo, l’imputato di 66 anni ha scelto di farsi interrogare. È una storia che si svolge in un piccolo centro della Valdera.
L’uomo (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibile la parte offesa) ha risposto alle domande del pubblico ministero Lydia Pagnini su come avesse conosciuto la ragazza e per quale motivo la frequentasse, ospitandola anche in casa, nonostante la differenza di età.
«Sono vedovo e non ho grandi amicizie – ha spiegato il pensionato –. Ci conoscemmo nell’estate 2017 sul pullman che dal nostro paese porta a Pontedera. Lei mi diceva che in casa la trattavano male e allora iniziammo a parlare e a vederci. Le offrivo il caffè, guardavamo la televisione insieme».
Per la Procura, però, c’era dell’altro. Non solo in un’occasione le comprò anche un reggiseno in centro a Pontedera «perché era vestita male» ha chiarito. Il fatto di maggior rilievo è in discussione davanti al primo collegio del Tribunale (presidente Cipolletta, a latere Mirani e Messina). Succede la notte del 31 luglio 2017. L’imputato, difeso dall’avvocato Piergiorgio Masi, ha ricordato che dopo aver passato diversi giorni insieme alla ragazza quella sera sentì bussare alla porta. Era lei.
«Saranno state le undici – ha affermato –. Stavo dormendo. Aprii e la vidi in lacrime. Mi disse che in casa non la volevano e se poteva stare da me. Le risposi di sì. La mia casa è piccola. Non ho camere per gli ospiti. Così ci coricammo insieme. A un certo punto lei mi fa: “Ma hai accanto una ragazza come me e vuoi dormire?” È lei che mi ha tentato. Allora le ho risposto: “Se vuoi fare qualcosa, facciamolo”. Ma non sono andato avanti. Mi sono messo sopra di lei e basta, ma non c’è stata penetrazione».
Il pm gli ha ricordato quello che riferì ai carabinieri dopo la denuncia dei familiari della giovane: «È stato un rapporto consensuale, sarà durato un quarto d’ora», dando per acquisita la consumazione dell’approccio sessuale negata ieri in aula.
La famiglia della ragazza si è costituita parte civile con l’avvocato Massimiliano Soldaini. Un fratello il primo agosto 2017 andò dai carabinieri: «Aiutatemi, mia sorella non è tornata a casa ieri sera. Non sappiamo dove sia». Aveva passato la notte dall’allora 62enne. «Siamo andati a casa dell’uomo e nell’androne del palazzo l’abbiamo trovata – aveva dichiarato un militare in aula –. La polizia locale l’aveva presa e portata a casa. Verso le 12.30 il fratello ci aveva chiamato di nuovo: “Mia sorella piange, dice che è stata toccata”. A quel punto siamo andati a casa dell’imputato».
Nel sopralluogo i militari trovarono un paio di ciabatte della giovane, due profilattici usati gettati nel cestino in camera da letto e alcuni peli pubici. A febbraio prossima udienza con probabile verdetto.Pietro Barghigiani
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