Sicurezza
Opuscolo di fine mandato assolta l’ex giunta Toti
La pubblicazione diffusa nel marzo 2019 non fu propaganda politica Nessun danno erariale dall’operazione decisa prima della campagna elettorale
Pietro Barghigiani
castelfranco di sotto. Informazione legittima, nessuna violazione di legge a ridosso della campagna elettorale. Fu una comunicazione istituzionale e non propaganda politica, l’invio alle famiglie castelfranchesi di un opuscolo, tirato in 5mila copie, in cui veniva illustrata l’attività dell’ente. La Corte dei conti ha assolto sindaco e assessori che nel marzo 2019 approvarono le spesa per il “librettino” diffuso da un’associazione locale.
Gabriele Toti, 45 anni; Chiara Bonciolini, 35 anni; Federico Grossi, 34 anni; Lida Merola, 51 anni, tutti residenti a Castelfranco di Sotto, non hanno provocato danni erariali a fronte di una richiesta della Procura di risarcire al Comune 7.689 euro. Anzi, i giudici contabili pongono a carico del municipio il pagamento delle spese processuali per tremila euro.
«A seguito di un esposto sarebbero emerse irregolarità commesse dagli amministratori del Comune di Castelfranco di Sotto consistenti nell’aver sostenuto spese indebite relative alla diffusione di materiale divulgativo di carattere politico, in quanto l’attività sarebbe stata effettuata in violazione della disciplina settoriale in tema di propaganda politica» era il fulcro dell’accusa.
L’opuscolo era una sintesi del bilancio di fine mandato.
Un’opera che metteva insieme quello era stato fatto dalla giunta uscente con tanto di articoli e foto degli amministratori.
La distribuzione era avvenuta a partire dal 22 marzo 2019. Una questione di date era stata all’origine della contestazione iniziale poi ritenuta infondata. Con il decreto del ministero dell’Interno del 20 marzo 2019, seguito dal decreto del prefetto di Pisa, erano stati convocati i comizi elettorali per la data del 25 marzo 2019.
«A tale tornata elettorale partecipava, tra l’altro, il sindaco Gabriele Toti, odierno convenuto, poi risultato nuovamente eletto – sosteneva la Procura –. Di conseguenza, nell’ottica attorea, la pubblicazione non avrebbe rivestito carattere istituzionale, ma di vera e propria propaganda politica».
Secondo la legge «dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni».
Per la la difesa l’inizio del periodo di silenzio e delle operazioni elettorali potrebbe essere al massimo anticipato al giorno 26 marzo 2019, giorno di trasmissione del decreto prefettizio di convocazione dei comizi in data 25 marzo 2019; «ovvero, anche a voler far assumere rilievo alla data di convocazione delle elezioni europee, esso dovrebbe essere fatto risalire al 25 marzo 2019, giorno di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana del relativo decreto del Presidente della Repubblica in data 22 marzo 2019. La pubblicazione contestata sarebbe stata, invece, distribuita a titolo gratuito da un’associazione dal 21 al 23 marzo 2019».
La stessa Procura ha fatto discendere la responsabilità degli amministratori coinvolti dalla deliberazione del primo marzo 2019 con la quale, in sede di definizione del piano esecutivo di gestione, era stata programmata la realizzazione del relativo documento.
«Si tratta tuttavia, di un comportamento che, sia in ragione della lontananza temporale dal periodo elettorale, sia in considerazione dell’obiettiva incertezza sulla corretta definizione di quest’ultimo, non può essere ritenuto connotato da colpa grave – argomentano i giudici contabili. Ciò anche in considerazione del dato che la diffusione del materiale contestato non è stato direttamente curato dall’amministrazione comunale, che non era pertanto in grado di prevedere l’eventuale superamento, comunque in termini minimali, del termine per le pubblicazioni consentite».
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