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Pontedera

in due sotto processo 

Si fingono volontari della Misericordia e chiedono donazioni

Libero Red Dolce
Si fingono volontari della Misericordia e chiedono donazioni

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Libero Red Dolce

santa croce. Si presentavano come volontari della Misericordia, con tanto di pettorina dell’organizzazione di volontariato, chiedendo di avere delle donazioni. Non dovevano sembrare nemmeno troppo convincenti, dato che in pochi decisero di mettersi le mani in tasca e donare. Tranne in una conceria, dove la proprietaria alla fine si convinse a dare 20 euro. Anche se subito dopo s’insospettì.

Pian piano venne a galla che una coppia di personaggi, due uomini, corpulenti secondo le descrizioni e dall’accento toscano, stavano girando in città, e nei comuni limitrofi, per raccogliere delle offerte.

Secondo le varie descrizioni delle segnalazioni arrivate ai carabinieri, si sarebbe trattato di una coppia di uomini che seguivano sempre lo stesso schema. Uno entrava dentro cercando di farsi dare i soldi, mentre l’altro aspettava in automobile che l’amico ritornasse. Difficile definirlo un palo, visto che non si trattava di rapine. Più una sorta di autista complice.

Per quelle indagini sono finiti indagati, e oggi imputati, un uomo di 44 anni e uno di 47, rispettivamente di Pescia ed Empoli. Le modalità della loro identificazione hanno lasciato diversi dubbi nelle difese. I due furono fermati assieme durante un normale controllo delle forze dell’ordine. In auto fu trovato un giubbotto della Misericordia, uguale a quello usato dai falsi volontari. Solo che l’uomo – spiegano le difese – lo aveva perché era stato brevemente nella Misericordia come volontario. Così come la madre. Inoltre non vennero mai fatti i riconoscimenti fotografici e gli elementi che portarono all’imputazione furono la presenza del giubbotto, l’auto e il fatto di avere una corporatura corpulenta.

In aula ha raccontato la proprietaria della conceria: «Insisteva per avere dei soldi per non so quale progetto e alla fine gli diedi 20 euro. Pretesi la fattura, ma lui non sapeva come darmela, accampava scuse. Mi disse che me l’avrebbe mandata per mail. Chiamai mia sorella per avvisarla di non dare soldi se fossero passati da lei, ma erano già passati. Non aveva dato nulla. Risposero con un “vaffa”».

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