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Buco nel muro per rubare in gioielleria Messo in fuga dall’arrivo dei carabinieri

Libero Red Dolce
Buco nel muro per rubare in gioielleria Messo in fuga dall’arrivo dei carabinieri

Si è aperto la strada rompendo a picconate il lato di una corte interna. Non è riuscito a entrare nei locali dell’oreficeria

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pontedera. L’allarme alla gioielleria Fassorra nel Piazzone suona alla cinque di mattina. È buio. La proprietaria Monica Marconcini si sveglia, avvertita dalla vigilanza controlla le telecamere. La sirena suona, ma nelle immagini non si vede niente. Un falso allarme concludono. No, non può essere. Perché nemmeno un’ora dopo l’allarme riprende a suonare e anche stavolta dalle telecamere non risultano intrusi. Il marito della donna va a controllare, vigilanza e carabinieri sono sul posto. Sorpresa: il ladro ha sfondato il muro da dietro, aprendosi un varco per la porta blindata. Ma non è riuscito a forzarlo. Ed è stato messo in fuga dall’arrivo dei carabinieri.

A raccontare il doppio tentativo d’intrusione è la stessa Marconcini. «La prima volta che ho controllato le telecamere di sorveglianza sono rimasta stupita. Non c’era nessuno dentro né alla porta e l’operatore della vigilanza al telefono mi ha detto che non c’era stato nessun tentativo di effrazione all’ingresso. Ci siamo convinti che fosse un problema dell’allarme a quel punto: un contatto, magari qualcosa che non andava».

Da lì a poco però l’allarme torna a segnalare un’intrusione. Se c’è un problema nel sistema di difesa evidentemente va sanato. Marconcini torna a guardare le telecamere, sollecitata anche dalla vigilanza, ma ancora una volta le immagini restituiscono la visione dello spopolato interno della gioielleria.

«Ho detto a mio marito di andare a controllare, evidentemente c’era qualcosa che non andava. E così ha fatto», racconta la proprietaria della nota gioielleria.

Sul posto, per la seconda volta, sono tornati carabinieri e istituto di vigilanza. Hanno scoperto che il tentativo d’intrusione in effetti c’era stato. Con una spavalderia per certi versi imprevedibile.

Nella parte posteriore della gioielleria, confinante con una villa, c’è una corte interna. La parte che divide l’accesso alla gioielleria, comunque sbarrato da una solidissima porta blindata, è accessibile soltanto passando attraverso il muro. Esattamente quello che ha deciso di fare il ladro.

Marconcini ascolta quello che è successo e porta indietro di qualche minuto il nastro registrato dalle telecamere. Eccolo.

Si vede il ladro arrivare con un piccone dal giardino e mettersi all’opera sul muro. Uno, due, cinque, venti colpi e il varco è aperto. Una soluzione muscolare e rumorosa, ma di sicuro effetto.

Il muro in realtà è l’ostacolo meno impervio. Tra lui e il ricco bottino c’è una porta blindata, allarmata. «Anche se avesse superato quella abbiamo altri quattro allarmi. E mettiamo tutto in cassaforte. Non so cosa abbia creduto di poter fare», commenta Marconcini perplessa.

Sempre dalle telecamere si vede l’uomo, volto coperto solo da una mascherina, provare a usare il piccone per aprire la porta blindata. Duce centimetri di spessore nel vetro. Tentativo, flop, allarme. Arrivano i sorveglianti e i carabinieri.

L’uomo scappa, prima che possano trovarlo. Ma non si rassegna. E appena capisce che le forze dell’ordine si sono allontanate torna alla carica, passa attraverso il buco e si ritrova di fronte ancora una volta la porta. Tentativo, flop, allarme. E tornano i carabinieri.

Stavolta la fuga è definitiva. Il sole allunga i raggi sulla piazza, i primi mattinieri cominciano ad affacciarsi al giorno. «Abbiamo dovuto riparare il buco, ma la porta blindata non ha subito danni. Ha colpito in un punto cieco ed è per questo che non l’abbiamo visto subito», conclude Marconcini.

Libero Red Dolce

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