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Pontedera

chiesa restaurata 

Fine lavori al Santissimo Crocifisso la grande bellezza di San Miniato

Nilo Di Modica
Fine lavori al Santissimo Crocifisso la grande bellezza di San Miniato

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san miniaTO. La scalinata prima, la chiesa oggi. .. e uno dei più belli scorci sanminiatesi è completato. Il luogo di culto dedicato al Santissimo Crocifisso ha infatti terminato il restauro, con una piccola inaugurazione con cui ieri è stata presentata alla cittadinanza la nuova facciata della chiesa. «Dopo i lavori fatti alla scalinata, questo è davvero un bel momento, perché attiene alla bellezza e all’arte che ci circonda ogni giorno – ha detto il vescovo Andrea Migliavacca – . Il desiderio era che col contributo di tanti si rendesse San Miniato sempre più attraente. Con questo restauro completiamo l’opera, con un colpo d’occhio eccezionale su uno scorcio della città. Una cosa resa possibile dall’opera di tanti che dobbiamo ringraziare, dalla Soprintendenza al sindaco, dalla Crédit Agricole alla Fondazione, passando per l’architetto Lensi, la ditta Fratelli Alderighi e le restauratrici».

A inaugurare ieri mattina l’opera terminata, erano presenti con il vescovo e il sindaco Simone Giglioli anche il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato Antonio Guicciardini Salini, il responsabile della direzione regionale Toscana di Crédit Agricole Massimo Cerbai, il presidente di San Miniato Promozione Marzio Gabbanini, l’architetto che ha seguito i lavori Silvia Lensi, la responsabile della tutela dei beni artistici della Soprintendenza Mariagrazia Tampieri con le funzionarie Chiara Travisonni ed Eva Pianini. Lavori che nel complesso sono costati 383mila euro, finanziati per il 70%, circa 268mila, dall’8 per mille della Cei, per il 20%, ovvero 76mila, dalla Diocesi e infine per il 10%, 38mila, da Fondazione e Crédit Agricole. La scalinata, ultimata e inaugurata nell’estate del 2020, aveva necessitato di un investimento di 90mila euro, in gran parte messi dalla Fondazione e dalla banca. «Un’opera di recupero notevole – ha detto l’architetto Lensi – . Dal 1990 non c’erano più stati interventi di rilievo e anche per questo, nel corso dei lavori, abbiamo passo passo ampliato lo spettro del nostro operare». Durante l’allestimento del cantiere sono state individuate significative infiltrazioni di acqua piovana e di scarichi fognari sotto la pavimentazione del sagrato (davanti alla chiesa) , che nel tempo avevano creato delle vere e proprie gallerie. Le facciate sono state completamente spicconate dall’intonaco ammalorato. Alla base dell’edificio è stata poi realizzata una intonacatura anti-umido. Le facciate sono state infine colorate con una miscela di idropittura. Per quanto riguarda il tetto: è stata restaurata completamente la gronda per il defluvio delle acque piovane e sono state sostituite le tegole e i coppi deteriorati o danneggiati.

Nel sottotetto del tamburo da anni avevano accesso i piccioni che nel tempo hanno depositato oltre 7 tonnellate di guano che gravava sulla struttura. Un vero ritorno alla vita per una delle chiese più moderne del centro. Realizzata fra il 1705 e il 1718 su progetto di Antonio Maria Ferri, doveva custodire un crocifisso ligneo del XIII secolo ritenuto all’epoca miracoloso. L’edificio, a croce greca, è noto per custodire affreschi di Anton Domenico Bamberini e varie statue ottocentesche di Luigi Pampaloni.

Nilo Di Modica

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