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Sos nei paesi: non si trovano medici di famiglia e guardie mediche
Ecco dove mancano i dottori di famiglia e come rischia di essere la situazione
PONTEDERA. «La situazione di Santa Maria a Monte rappresenta la criticità maggiore, ma qualcosa deve cambiare ovunque». A parlare è Alessandro Dini, direttore del dipartimento di Medicina generale Asl Toscana Nord Ovest, in merito alla situazione che progressivamente si è andata delineando in questi mesi circa il ricambio generazionale fra i medici di famiglia.
Un problema recentemente tornato alla ribalta a seguito del “caso” Santa Maria a Monte, dove il 31 dicembre andranno in pensione due storici dottori e, malgrado due bandi, ancora non si trovano sostituti. «La situazione è sotto controllo – dice – ma stiamo raccogliendo i frutti di processi che sono in atto da tempo e qualcuno non ha voluto vedere. Eppure le avvisaglie c’erano. Il Covid e l’emergenza sanitaria che ne è derivata non hanno creato questo problema, hanno solo accelerato un fenomeno che già c’era, mettendo sotto stress il sistema».
Un problema generalizzato, quello dei medici che mancano, legato ad una politica che in questi ultimi anni ha forse ristretto e complicato troppo le procedure di reclutamento. In Valdera, attualmente, si cercano da tempo o si dovranno cercare a breve nuovi medici, fra varie difficoltà, anche a Casciana Terme e in Valdicecina a Pomarance, Montecatini. Al confine con l’Asl Toscana Nord Ovest, ma neanche troppo considerando l’area di riferimento del posto vacante, anche la frazione montopolese di Casteldelbosco (di competenza dell’Asl Toscana Centro) rimarrà senza medico, dopo che il sostituto, arrivato dopo due anni di “caccia”, ha finito i 12 mesi di “supplenza” previsti. E anche in quel caso si trattava di un corsista.
«Sempre più persone ancora in formazione si trovano a fare i supplenti mano a mano che i medici di ruolo vanno in pensione. Ci sono solo corsisti e laureandi – continua Dini – . La burocrazia e le garanzie che gli diamo, anche dal punto di vista dei tetti previsti sui pazienti e, quindi, sulla retribuzione, fa sì che troppo spesso i posti vacanti non siano appetibili».
Carenza di medici a cui in qualche modo di recente si è provato a trovare rimedio, almeno sul fronte degli accessi ai corsi di specializzazione. «I posti nelle scuole di specializzazione in medicina generale sono stati recentemente triplicati – spiega Dini – . Ma tale misura avrà degli effetti non prima di tre anni, quando tutti finiranno il corso».
Intanto una situazione di sempre maggiore precarietà si registra sul servizio di continuità assistenziale. Le guardie mediche, fuori dai grandi centri urbani, sono sempre più latitanti. Questione che ben conoscono in Valdicecina ed in alta Valdera, come a La Rosa di Terricciola, dove da qualche tempo i residenti segnalano il sempre più frequente procedere “a singhiozzo” del servizio nei weekend, che li costringe a rivolgersi all’ambulatorio di Ponsacco.
«Le zone periferiche sono quelle più colpite – continua Dini – . La nostra professione talvolta è presa di mira, anche da chi ha tutto l’interesse a danneggiare il sistema pubblico e universalistico. Ma la verità è che si tratta di un lavoro molto usurante, stressante, che ci vede sempre più fare i conti con la burocrazia. Col risultato che molti ragazzi si concentrano su altri obiettivi, diversi dalla carriera del medico di famiglia. Qualcosa deve cambiare».
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