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Pontedera

la tragedia in fi-pi-li 

Sorelline morte in auto con il padre. Il perito accusa l'autisa del tir: «Non doveva fermarsi lì»

Libero Red Dolce
Sorelline morte in auto con il padre. Il perito accusa l'autisa del tir: «Non doveva fermarsi lì»

Secondo l’esperto nominato dal Tribunale il padre, in auto con le figlie, fece una manovra «normale per la situazione»

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MONTOPOLI. Morirono a 6 e 9 anni sulla Fi-Pi-Li in un terribile incidente tra l’auto del padre, sulla quale viaggiavano, e un tir tra Santa Croce sull’Arno e Montopoli. Per Clara e Rachele Pacciani, residenti a Cascina, figlie del medico Georges Saadè, non ci fu nulla da fare, nonostante i disperati tentativi di salvarle che furono fatti, per primo dal padre stesso. Rimase un dubbio, che portò a un processo: fu colpa della manovra di sorpasso di Saadè o di un comportamento improprio dell’autista del tir, Florin Grigore Toma?

Sono passati più di cinque anni e ieri una ricostruzione in aula – di fronte alla giudice Eugenia Mirani – fatta dal perito nominato dal Tribunale disegna una responsabilità precisa dell’autista del mezzo pesante. Secondo la ricostruzione dell’ingegnere «il tir non si sarebbe dovuto fermare lì, se non per necessità. E vedendo che lo spazio per ripartire era poco, mettendo a rischio l’incolumità delle altre vetture, avrebbe dovuto chiamare la polizia per ripartire in quel traffico senza creare un intralcio».

Non basterà un processo, né una testimonianza che sostanzialmente cancella le sue responsabilità, per cancellare dalla testa del padre il dolore di quella giornata. La vita di quella famiglia cambiò per sempre: Saadé fu ricoverato per le ferite dopo l’impatto e inizialmente non fu in grado di fornire nessun elemento alla polizia stradale. Per lo choc aveva rimosso tutto.

La mamma delle due bambine viaggiava in un’auto che stava percorrendo la stessa strada, a qualche chilometro di distanza. Quando fu bloccata da un’enorme coda, per via di un’incidente, ebbe un orribile sospetto. Solo qualche ora dopo seppe la verità.

Le parole del perito però hanno di certo un valore per i due. Stimolato dalle domande dei legali dell’autista del tir, il perito ha spiegato che «la condotta lecita del camionista era di aspettare di avere strada libera. Avrebbe dovuto tenersi molto a destra, al limite della linea bianca, fino a guadagnare una velocità accettabile. Viaggiava a una velocità davvero bassa, non era possibile vederlo prima dell’impatto».

Secondo la perizia, Saadè stava viaggiando a una velocità stimabile tra i 90 e i 98 chilometri orari. «Non una velocità inadeguata». Il limite è 90.

Il medico, arrivato molto vicino al tir, fece una manovra di rientro in carreggiata, sulla sua destra. Non aveva più spazio. «Non fu una manovra azzardata né scorretta, peraltro fatta in modo parziale, perché non l’ha finita avendo il furgone davanti», ha chiarito il perito. E quando gli si fa notare che i periti di parte la giudicarono inspiegabile, lui ribadisce di averla giudicata «normale in quella situazione. Ebbe un tempo di avvistamento di 3 o 4 secondi, non frenò perché era impegnato nella manovra». Il lato destro dell’auto si sfracellò sul tir, accartocciando la carrozzeria e schiacciando fatalmente le bimbe. Saade è difeso dall’avvocato Stefano Del Corso, mentre Toma dall’avvocato Nicola Laghi. Entrambi devono rispondere di omicidio stradale.

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