Sicurezza
Altri 900mila euro per chiudere la vicenda Pacini dopo 20 anni
Il Comune accende un mutuo per riscattare l’immobile del cinema-teatro Doveva costare 7 miliardi di lire, la spesa è salita a quasi 6 milioni di euro
Marco Sabia
fucecchio. Col riscatto del cinema teatro Pacini da parte dell’amministrazione comunale si chiude una saga – è proprio il caso di dirlo – durata 20 anni; l’ente guidato dal sindaco Alessio Spinelli, infatti, ha contratto un mutuo da 909.000 euro per chiudere il ventennale leasing relativo al tanto discusso “cubo” di piazza Montanelli, che oltre al cinema-teatro ospita anche una filiale della Banca di Cambiano.
Alla fine – da un costo iniziale di 7 miliardi di lire, cioè 3,5 milioni di euro – la cifra complessiva toccherà quota 5.800.000 euro, per una struttura riaperta nel 2014 dopo anni di continui stop e colpi di scena, come se si trattasse di una vera e propria saga cinematografica di cui è impossibile predire il finale.
I 909.000 euro finali l’amministrazione li ha ottenuti contraendo un mutuo con la Cassa Depositi e Prestiti (controllata dal ministero dell’Economia che detiene l’83% delle azioni, mentre la quota minoritaria è in mano alle Fondazioni bancarie); lo stesso ente che aveva finanziato anche i lavori da un milione e mezzo di euro per la riqualificazione della piazza dove si trova il teatro da 199 posti gestito dall’associazione Teatrino dei Fondi. Con questo passaggio l’ente locale diventa proprietario del teatro, per farla breve.
La vicenda è talmente vecchia che i suoi primi capitoli sono stati scritti in lire nel frattempo sono cambiati tre sindaci: Florio Talini, Claudio Toni e Alessio Spinelli. È stato quest’ultimo a inaugurare il Pacini nel 2014, pochi mesi dopo essersi insediato.
Quello fu un momento chiave di una storia travagliata, che ha visto tra l’altro l’opinione pubblica locale spaccata in due tra chi voleva il teatro e chi – invece – preferiva la piazza “libera”. I contrari alla nuova costruzione diedero vita ad un comitato molto combattivo, che diede battaglia al Comune. Ad un certo punto – come se il tutto non fosse abbastanza ingarbugliato – ci fu l’entrata in scena dell’allora sottosegretario del ministero dei beni culturali Vittorio Sgarbi, che portò allo stop del cantiere. Nel mezzo ricorsi al Tar, appelli, presunti ritrovamenti archeologici nell’area, le indicazioni della Soprintendenza e chi più ne ha più ne metta. Quando il leasing fu sottoscritto nel 2001 (Finagen – poi Unicredit – era la società concedente, Comune e banca gli utilizzatori del bene) prevedeva una spesa di 7 miliardi di lire. Ma con tutti questi intoppi e ritardi il costo è poi lievitato fino a 5,8 milioni di euro, quasi 12 miliardi del vecchio conio. Ad un certo punto sembrava che quel sipario non dovesse mai più rialzarsi, lasciando una ferita fisica e non soltanto nel centro del paese. Da quando il teatro è stato inaugurato, è diventato per la verità un punto di riferimento per la socialità fucecchiese.
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