Italia
«Una sentenza che non corrisponde alla gravità del fatto commesso»
IL LEGALE DELLE PARTI CIVILI: tra sei anni i primi permessi all’imputato
pisa. «La premeditazione era evidente. È partito da casa con uno svitabulloni e appena ha visto Checcucci lo ha colpito in testa».
L’avvocato Andrea Massaini assiste come parte civile la mamma e il fratello della vittima dell’omicidio.
«Leggeremo le motivazioni – aggiunge –. Ora posso solo dire di essere basito di fronte a una pena che non corrisponde al fatto commesso».
Il legale prova a fare due conti che, per gli automatismi di legge, diventano un esercizio aritmetico.
«Tra sei anni Cascino potrà ottenere i primi permessi per uscire – afferma –. Tra dieci, dodici anni tornerà un uomo libero. Vi sembra giusto? Ho fatto i complimenti all’avvocato Antonio Cariello, ma gli ho anche detto che non finisce qui».
Il professionista ha telefonato al cliente, Gilberto Checcucci, informandolo di un esito che il fratello della vittima non ha gradito per niente.
«In questi processi – commenta il legale – troppo spesso ci dimentichiamo delle vittime. L’ergastolo viene visto come eccessivo e così arriviamo a sentenze come questa. Voglio ricordare che i parenti di Roberto stanno ancora piangendo il loro caro. Moralmente sono dispiaciuto per i familiari di Cascino, ma non scordiamoci anche di quelli di chi non c’è più. Loro sì condannati all’ergastolo del dolore». Il risarcimento alle parti civili rischia di essere ipotetico. «Sulla casa di Cascino c’è un mutuo – conclude il legale –. Oltre al danno, la beffa».
P.B.
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