Il Tirreno

Pontedera

il processo 

Lo spinello, l'invito a casa e la violenza sessuale: il racconto della minore abusata

Lo spinello, l'invito a casa e la violenza sessuale: il racconto della minore abusata

Pontederaa, in aula lo psicologo che raccolse lo sfogo della ragazza che accusa un amico maggiorenne di averla drogata e poi violentata

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PONTEDERA. «Quando venne in studio mi raccontò di quello che aveva passato, dell’abuso. Era lucida e orientata, anche se era evidente che fosse molto provata». È stato il giorno dello psicologo nell’udienza davanti al terzo collegio del Tribunale (pm Flavia Alemi) in cui è imputato un 30enne di origini livornesi, residente a Pisa, accusato di violenza sessuale aggravata e cessione di sostanze stupefacenti.

La ragazza, all’epoca minorenne, dopo l’episodio sfociato in un processo si rivolse allo psicologo che ieri ha testimoniato in aula.

«Mi ha fatto fumare uno spinello, sono andata in confusione e mi ha portato a casa sua e mi ha violentata» fu la dichiarazione della ragazza resa ai carabinieri di Pontedera da cui ebbe inizio l’indagine. Un racconto confermato durante l’incidente probatorio.

I due si conoscevano, nonostante la differenza di età, anche per un contatto su Facebook e per l’ambiente scolastico che il giovane continuava a frequentare nonostante il diploma ottenuto da tempo.

L’episodio risale al luglio 2017 a Tirrenia. Lei aveva 15 anni, lui 26. Decidono di passare una giornata al mare. Quello che succede in quelle ore è diventato una denuncia e ora un processo, dopo un passaggio in ospedale della minorenne dopo aver confidato ai genitori cosa le era successo. La famiglia si è costituita parte civile con l’avvocato Bruno Pucci.

«Ci aveva chiesto di andare al mare con degli amici – aveva ricordato il padre in una precedente udienza –. Si spostava in pullman. Poi ci disse che era stata male e che era stata soccorsa anche dai bagnini. La sera a casa era scossa, molto provata».

All’epoca la ragazza, iscritti a un istituto superiore cittadino, veniva seguita da uno psicologo. E proprio nel corso di un incontro con lo specialista aveva trovato la forza di raccontare l’esperienza di Tirrenia. Lo psicologo a quel punto chiama i genitori e li mette a conoscenza dell’episodio.

«Quando abbiamo affrontato la cosa si è messa a piangere a dirotto – aveva proseguito il papà –. È andata in ospedale e da lì è iniziato tutto». Il genitore ha poi riferito di un’altra situazione. Era il dicembre 2017 e in occasione di una festa a scuola la figlia chiama disperata i genitori.

«Lo avevo visto e scappava per nascondersi – aveva rivelato il papà –. Stava male, era terrorizzata. Alla fine una professoressa invitò quel giovane a lasciare la scuola. Mia figlia si sta riprendendo solo da poco. Per mesi non voleva essere abbracciata e tuttora ha difficoltà ad avere rapporti con i ragazzi».


 

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