Il Tirreno

Pontedera

IL PIANTO COLLETTIVO E UN SEGNO INDELEBILE

*nel 2001 sindaco di Terricciola
IL PIANTO COLLETTIVO E UN SEGNO INDELEBILE

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Credo che la messa a dimora di quattro alberi in memoria di Ilaria, Giovanna, Fabrizio e Vasco, proposta dai familiari e assunta come impegno dal sindaco di Terricciola, Mirko Bini, sia un’iniziativa di valore nel ventennale della loro scomparsa e del terribile incidente alla pirotecnica Ciandri.

Nella tragedia generale rappresentata dagli incidenti sul lavoro è impossibile – e sarebbe ingiusto – stilare una graduatoria per ordine di gravità. Certo è che la tragedia vissuta dalle famiglie delle vittime e dalle comunità di appartenenza in quel terribile pomeriggio novembrino di vent’anni fa segnò in maniera indelebile Terricciola e Chianni, sconvolgendo con loro la provincia pisana e la Toscana tutta.

Ricordo come fosse ora quel pomeriggio, le ore seguenti, i giorni successivi…

Il giorno dell’esplosione mi trovavo a Roma per alcuni impegni istituzionali che mi avrebbero dovuto trattenere anche il giorno successivo; venni raggiunto da una telefonata dei Vigili urbani che mi avvertivano dell’accaduto e decisi di rientrare immediatamente precipitandomi alla stazione Termini in attesa del primo treno utile. Viaggiai la notte e riuscii ad essere a Terricciola, operativo di primissima mattina. Furono ore concitate ed emotivamente molto intense. Per ricostruire l’accaduto mi recai subito sul luogo dell’incidente dove incontrai le forze dell’ordine ed il proprietario, Guido Vannozzi, anche lui, ovviamente, annientato dall’evento; poi incontrai i familiari delle vittime, schiacciati in quello strazio che sarebbe divenuto il compagno di strada per il resto della loro vita. Nel pomeriggio attesi Enrico Rossi, allora assessore regionale alla Sanità, davanti alla fabbrica e con lui ripetemmo incontri e sopralluoghi. Poi di corsa a Pisa, alla clinica dermatologica del Santa Chiara, dove era ricoverata Simona, la quinta persona coinvolta nell’esplosione.

Nei giorni successivi, oltre a sbrigare una serie di incombenze necessarie, fu un continuo muoversi tra incontri con familiari e in azienda, e visite al Santa Chiara. La parte parimenti dolorosa fu quella dei contatti con il Magistrato e la “trattativa” per accelerare la restituzione dei corpi delle vittime alle famiglie, al fine di accompagnare l’elaborazione possibile del loro dolore ed avere la possibilità di fissare il giorno delle esequie e garantire loro un ultimo saluto.

Il giorno dei funerali, a Terricciola, Soiana, e Chianni veniva giù una pioggia battente ed incessante che rese ogni momento ancora più doloroso e pesante. Come se la tragedia dovesse esprimere la commozione ed il pianto collettivo nella maniera più eclatante e segnante possibile.

I quattro alberi dovranno rappresentare non solo l’omaggio alla memoria di Ilaria, Giovanna, Fabrizio e Vasco ma l’ennesimo monito alla vigilanza collettiva sulla sacralità della vita umana nei luoghi di lavoro. Non vi è, non vi può essere, ragione per la quale morire di lavoro possa ritenersi una conseguenza plausibile.



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