Sicurezza
Precarie di Piaggio sul tetto per protesta «Beffate e dimenticate, ora assumeteci»
Si sono accampate sulla copertura del Sant’Anna come in passato avevano fatto a Palazzo blu: «Escluse dall’accordo»
Paola Silvi
pontedera. Sono salite sul tetto dell’istituto Sant’Anna, proprio davanti allo stabilimento Piaggio. Hanno montato le tende e resteranno lì. Tutto il tempo che ci vorrà. Per protestare. Per non essere dimenticate. Chiedono di essere assunte. Sperano che, dopo decenni di precariato e anni senza stipendio, possa concretizzarsi anche per loro il sogno di un posto fisso. Hanno famiglie e figli. Vite in bilico e cuore rosso di rabbia. Come i fumogeni che incorniciano le bandiere del sindacato Usb e di Potere al Popolo, presenti al presidio. C’è lo striscione che recita “licenziamo Colaninno e assumiamo i contratti a termine” e ci sono loro. Un po’ sul tetto. Un po’ in strada. Le loro storie. E sono le stesse 25 lavoratrici e gli stessi 5 lavoratori che nei primi mesi del 2020 avevano occupato il tetto di Palazzo blu in viale Africa, fino all’inizio del lockdown dovuto alla pandemia Covid. Un mese di lotte e di contestazioni che sembrava potersi risolvere con una speranza verso un lieto fine. Ma il posto fisso invece è poi sfumato nel nulla «perché la crisi seguita alla pandemia ha ridimensionato ovviamente tutti i presupposti», spiega Alessandra Benvenuti sindacalista Usb.
Le operaie in questione dopo aver lavorato per 15 anni nella fabbrica della Vespa, con contratti a tempo determinato, si erano viste sostituire, nel 2018, da lavoratori interinali proprio a causa degli effetti del Decreto dignità, che impegnava le aziende ad assumere i dipendenti che avevano raggiunto il tetto massimo dei contratti a termine. Non erano più state chiamate perché altrimenti le avrebbero dovute impiegare a tempo indeterminato. Allora avevano manifestato. Poi uno spiraglio sembrava essere arrivato qualche mese fa. Una soluzione concreta alla loro condizione: la deroga al Decreto dignità. Invece, per queste operaie ora oltre al danno si è aggiunta la beffa. È l’eterno ritorno dell’uguale.
«Perché l’accordo – spiega Samantha Bamunto – che sembra dover andare verso la firma prevede deroghe dal 2019 in poi, escludendo di fatto noi che abbiamo terminato il lavoro nel 2018. Se non dovessimo rientrare si tratterebbe di una vera e propria discriminazione perché siamo soprattutto donne, magari oltre i 40 anni». Anche alla luce del nuovo accordo raggiunto da Piaggio con i sindacati «che prevede – entra nel merito Samantha – 342 assunzioni, di cui 50 a tempo pieno».
Le loro sono storie di dedizione e amarezza. Dedizione verso un’azienda che invece sembra dimenticarle e amarezza per non esser riuscite ad ottenere un pass verso la dignità. Perché precari non si nasce. Si diventa e il dramma è rimanerci in eterno. «Sono entrata in Piaggio – aggiunge poco più in là un’altra operaia – quando mio figlio aveva quattro anni. Adesso ne compie 21. Ho lavorato alla 2R, agli ingranaggi, ai motori». Sacrifici che sembrano dissolversi nel nulla. «Abbiamo varcato i cancelli della ditta di sabato, di domenica, di notte. Chiediamo solo quello che ci spetta. Lavorare è un diritto di tutti», aggiunge un collega. Senza stipendio non ci sono possibilità. Ma solo incertezze. «Non sappiamo mai se riusciremo ad arrivare alla fine del mese. Senza contratto non si può comprare neppure una lavatrice». Vogliono giustizia, in una parola stabilizzazione. E i criteri da seguire sono chiari. «Non ci fermeremo – conclude Benvenuti – fino a quando non si sarà tracciato un percorso. L’unico modo per assumere è far valere i principi di anzianità. Cerchiamo risposte concrete, tangibili e anche le istituzioni devono fare la loro parte. Invitiamo tutti a sostenerci. Per noi e per chi è senza occupazione fissa, un lavoratore usa e getta di oggi e di domani. Diciamo basta alle procedure di mobilità, agli accordi che aprono una schiera di precari ricattabili e inermi».
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