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Le ricette diventano il romanzo dello chef-scrittore Geri

Paolo Falconi
Le ricette diventano il romanzo dello chef-scrittore Geri

Titolare del QuattordiciOttanta: «Ogni capitolo è un anno di storia della mia cucina interpretativa». Dopo il gran debutto nel suo locale a Legoli, domani la presentazione-bis del libro a Pontedera 

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PECCIOLI. Cinque anni di attività ai fornelli a Legoli, in quella che fu la fattoria del piccolo borgo nel comune di Peccioli. Una cucina tradizionale, sia nei piatti pisani che negli ingredienti, ma moderna nelle preparazioni che lo chef Antonio Geri di volta in volta propone. Oddio, solo quattro volte all’anno Geri cambia il menù: «Sì, a ogni stagione» dice. Tra i più apprezzati l’ovosodo tra gli antipasti, che non è l’Ovosodo di Paolo Virzì, ma è pur sempre un’opera d’arte. Come la bruschetta e la lingua salmistrata.

E ora il libro, che è una specie di romanzo della e sulla cucina: quella passione che ha preso da 15 anni Antonio Geri che di anni ne ha 43. Il titolo è originale e curioso: “Per la zuppa di cavolo ci vuole il nome giusto”. Così si capisce che non ci si discosta molto dalla ferrea volontà di Geri di far conoscere, e soprattutto far degustare a apprezzare, i piatti tipi della cucina locale. E che Francesca Masi, che fa anche la psicologa, gli ha dato una mano a realizzare. E un’altra Francesca, la moglie, contribuisce a portare in tavola i piatti per far felici i palati.

Ma come mai uno chef ha scelto Legoli per i suoi fornelli e non, che ne so, Firenze o Portofino? Qui sarà più complesso farsi largo. «Per niente. Quando si propongono piatti nati sul posto e apprezzati da tutti, i buongustai si spostano e arrivano ovunque. Così anche a Legoli». E allora avanti tutta con i tortelli al lampredotto, il coniglio con puré allo splendido olio di queste colline e affumicatura di faggio, oppure la crema di piattelle pisane con cozze scottate, o il fritto di baccalà e porri saltati in salsa di soia.

Dai fornelli alle pagine di un libro il salto è lungo e breve al tempo stesso. «In questi 20 capitoli ho cercato di raccontare – spiega Antonio Geri – le ricette. Una specie di romanzo, visto che declamare le ricette stesse ormai è diventato uno sport inflazionato tra tv e internet. Ogni capitolo, a sua volta, è un anno di storia della mia cucina interpretativa. Nel senso che faccio come la nonna quando diceva di prendere du’ cipolle e du’ pomodori e non l’esatta quantità».

Insomma, in quelle 150 pagine edite da Maria Bolognini Firenze e che faranno parte della futura collana “Per passione”, c’è tutto il Geri-pensiero sulla cucina nostrana. E tutto l’amore che lo chef ha per essa. Come testimonia pure il nome dato al ristorante di Legoli. «QuattordiciOttanta non è altro che una differente dizione di 1480. Che è l’anno in cui Benozzo Gozzoli, rifugiato a Legoli per scampare alla peste, terminò il tabernacolo di santa Caterina qui in paese. Ci piaceva fosse ricordato».

“Per la zuppa di cavolo ci vuole il nome giusto” è stato presentato in anteprima giovedì nei locali di via di Mezzo a Legoli ed «è stata una gran bella soddisfazione vedere così tante persone, sia pur seguendo le disposizioni anti Covid, acorse a dimostrare il loro affetto». Ora si replica con la presentazione ufficiale, domani sera al bar Caracolito negli ambienti dell’ex cinema Roma di corso Matteotti a Pontedera, sempre alle 21.15. Interverranno, con Antonio Geri e Francesca Masi, Marco Vincent e Daniele Ristori per il piano bar. Poi il libro sarà in vendita alla libreria Carrara, sempre di Pontedera e poi nei vari circuiti di distribuzione in rete.

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