Sicurezza
Vuole cedere la sua auto ma l’hanno clonata e venduta a sua insaputa
La disavventura di una donna di Montopoli. Falsificati targhe, libretto, telaio e documento d’identità: incubo finito dopo dieci mesi grazie a un avvocato
SAN MINIATO. Quando arriva a vendere l’auto, scopre che in realtà non è più sua. Quel modello di Volkswagen, con quella targa e quel numero di telaio risulta intestata a una concessionaria che ha sede nelle Marche.
Un incubo per una signora residente nel comune di Montopoli, che si è ritrovata improvvisamente in possesso di una macchina “fantasma”, che era stata venduta a sua insaputa e poi, dopo altri due passaggi di proprietà, era arrivata nelle mani della concessionaria, complici la clonazione di targa e telaio e la falsificazione di libretto e documento d’identità. Le indagini sono in corso, ma intanto, grazie all’iniziativa dell’avvocato Fabio Ficcadenti di Ponte a Egola, la signora è formalmente tornata in possesso della sua auto.
Ma andiamo con ordine. A gennaio 2021, la donna decide di vendere la sua auto e trova anche un acquirente. Ma al momento dell’atto scopre che in realtà un modello identico, con quei dati, si trova nella concessionaria delle Marche. Che, contattata, conferma che la macchina è proprio quella. Gli accertamenti sulla centralina elettronica, svelano il mistero: targa e telaio sono stati clonati.
La macchina “marchigiana” viene sequestrata, ma allo stesso tempo la signora non può vendere la sua fino al termine delle indagini. Una beffa, visto che il procedimento si preannuncia lungo, anche perché i sono da ricostruire tutti passaggi e accertare le responsabilità.
Secondo quanto è emerso in una prima fase, una donna – esibendo una carta d’identità falsa con i dati anagrafici della signora di Montopoli – aveva “venduto” la Volkswagen a un uomo che abita in un’altra regione. Quest’ultimo l’aveva poi ceduta a un commerciante, che a sua volta l’aveva poi “piazzata” alla concessionaria.
«Tutto questo – spiega l’avvocato Ficcadenti – nel giro di un mese e mezzo. In questa situazione, la mia assistita rischiava di rientrare in possesso della sua auto dopo parecchio tempo».
Con un duplice danno: l’impossibilità di venderla e la costante svalutazione alla quale andava incontro. «Mi sono confrontato con molti addetti ai lavori del settore – spiega il legale – e anche con un collega che si era occupato di un caso molto simile. E a quel punto ho deciso di seguire la strada del ricorso d’urgenza al tribunale di Pisa».
In sostanza, la macchina “vera” è quella della signora, l’altra è sotto sequestro; è comprovato che il primo passaggio di proprietà è stato fatto con un documento contraffatto esibito di fronte all’addetto dell’agenzia di Terni che si è occupato della pratica; il libretto e la targa sono stati falsificati: alla luce di tutto questo – è stata linea tenuta del legale – la legittima proprietaria ha diritto di avere il pieno possesso della macchina e la libertà di venderla (avendo in mano una proposta di acquisto da parte di un privato), senza attendere gli sviluppi del procedimento penale in corso, che potrebbero richiedere molti mesi, se non anni.
«Ho presentato ricorso nei confronti dell’Aci e alla Motorizzazione per ottenere il via libera alla reintestazione del mezzo alla mia assistita, oppure, in alternativa, la reimmatricolazione, anche se quest’ultima strada avrebbe comportato una spesa superiore. Il giudice del tribunale di Pisa – conclude l’avvocato Ficcadenti – ha ordinato all’Aci di reintestare la Volkswagen alla legittima proprietaria».
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