Sicurezza
Caos per i tamponi a Pontedera, al drive through arrivano i carabinieri
Alunni positivi al Covid, le scuole impongono i test via mail. Risultato: decine di genitori e figli in fila, auto in sosta ovunque
PONTEDERA. Un tardo pomeriggio di puro caos davanti al drive through di Pontedera. Tre o quattro classi di alunni, con relativi genitori, ammassati davanti alla struttura dell’Asl dove si effettuano i tamponi, il cui arrivo non era stato preannunciato agli operatori dell’Azienda sanitaria. Da qui la chiamata ai carabinieri per cercare di sbrogliare la situazione che ha trovato una sorta di soluzione solo dopo almeno un’ora e mezza.
Tutto è cominciato ieri mattina quando in alcune scuole di Pontedera sono emersi casi di positività al Covid. Dalle segreterie sono partite le comunicazioni alle famiglie. «Ci è arrivata una mail – racconta una mamma che preferisce rimanere anonima – in cui ci veniva detto di non mandare i figli a scuola e di far effettuare loro un tampone rapido, dandoci tre soluzioni. O dal medico curante, o dal pediatra oppure al drive through».
Ma il punto è: non erano citate le farmacie che, invece, vengono accettate per i tamponi da presentare al lavoro. Tra i genitori sono cominciati a girare i messaggi su questo tema e, alla fine, sarebbe emerso che i test effettuati nelle strutture private non sarebbero stati validi.
Così, a giudicare dalle scene viste ieri in via Biagi, la stragrande maggioranza ha optato per la terza soluzione, il drive through. «Solo che gli operatori della mattina ci hanno detto di tornare la sera, dalle 18 alle 20 – riprende la donna al telefono in mezzo alla bolgia –. E quando ci siamo presentati nel tardo pomeriggio ci siamo ritrovati in tantissimi. Almeno tre o forse quattro classi. Ci hanno consegnato un numero, dicendoci che ci avrebbero chiamati con quell’ordine. Ma senza un megafono o un microfono era inevitabile che tutti si siano ammassati all’ingresso».
Da qui in poi è stato il delirio. Gran chiasso, bambini a giocare in strada, auto parcheggiate ovunque e genitori spazientiti per non dire peggio. E gli operatori, allarmati per il caos che si era creato all’esterno, che hanno chiamato i carabinieri.
Poi, la soluzione. Una parte in fila a piedi e il resto in auto con gli addetti ai tamponi che si sono divisi i compiti. Alla fine tutti a casa, ma con l’aumento dei contagi servirà ben altra organizzazione da parte di scuole e Asl.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
