Sicurezza
Malati di Sla senza letti e materassi: «Ora basta»
Tre pazienti in provincia di Pisa che hanno dovuto subire ritardi e tanti problemi. Uno di loro costretto a dormire in poltrona
BUTI. Un letto adeguato, un materasso integro non sono dettagli per il nostro benessere fisico. A maggior ragione lo sono per i pazienti colpiti dalla Sla, la durissima malattia che riduce progressivamente e inesorabilmente le capacità motorie dei pazienti.
Ed è proprio a partire dall’essenzialità del giaciglio per chi deve stare allettato 24 ore su 24 o quasi che parte la denuncia di Stefania Mazzucchi, presidente dell’associazione Deri, nata per stare a fianco dei malati. Tre storie diverse ma simili di letti e materassi richiesti e mai arrivati. O arrivati con ritardi ingiustificabili.
«Nelle ultime settimane, purtroppo, ci sono arrivate una serie di segnalazioni da parte di malati di Sla e delle loro famiglie riguardo a problemi legati a letti o materassi». Sono situazioni accomunate dalla richiesta da parte dei pazienti di avere delle strutture adeguate ai loro bisogni e che invece rimangono a galleggiare. Partiamo dal primo caso, quello di Guglielmo Lenzi, residente a Buti. Racconta Mazzucchi: «Sette o otto anni fa, quando ne fece richiesta, gli portarono un letto già usato. Com’è normale qualche tempo dopo fu necessario intervenire sulla struttura e la moglie chiese la manutenzione o la sostituzione. Questo più di un mese fa. Ecco, in quel lasso di tempo non si è risolto nulla».
La famiglia fu contattata dall’azienda che per conto dell’Asl dovrebbe occuparsi della questione. «La risposta è stata sconcertante: hanno detto alla moglie che loro sarebbero venuti alle 8.30 per prelevare il letto, che avrebbero riportato alle 17.30. Una risposta che mostra una disattenzione incredibile per le necessità del malato: dove dovrebbe stare per tutto quel tempo una persona che può stare solo a letto e che in poltrona può passare al massimo un’ora?», si domanda sbalordita Stefania Mazzucchi.
Si viene così al secondo caso, a Cascine di Buti. In questo caso ieri pomeriggio c’è stata una soluzione. A Lori Landi, anche lui a letto, si è rotto il materasso antidecubito, cioè quello che evita il formarsi di piaghe o lesioni provocate da una lunga degenza. Per chi è costretto a letto uno strumento imprescindibile.
«La moglie ha chiamato più volte senza successo, finché non ha contattato un numero scritto sul sollevatore. Le hanno risposto, in modo supponente, che avevano chiamato 58 volte. Eppure lei aspettava notizie da giorni. Nel frattempo Lori è stato male con problemi di tachicardia e respirazione. E poi il problema è stato risolto cambiando un telecomando. Perché non risparmiare una settimana di sofferenze?». L’ultima, più complicata situazione, è quella di Mauro Fontana, di Bientina. A settembre le sue condizioni impongono la necessità di un letto e di un materasso e viene inviata la richiesta ai servizi riabilitativi territoriali (come negli altri due casi). La richiesta fu fatta il 20 settembre. «Al 7 ottobre ancora nulla. Qualche tempo prima telefonai per sollecitarli – spiega Mazzucchi – e gli portarono il letto senza sponde. Passò del tempo e portarono le sponde. Manca ancora il materasso antidecubito e in tutto questo Fontana deve dormire su una poltrona».
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