Sicurezza
Semine danneggiate dai cinghiali, la rabbia di un imprenditore
Caruso: «Sono disperato, a rischio cento ettari di raccolti». Invocati gli abbattimenti selettivi per limitare le scorribande
volterra. Quelle linee irregolari che segnano il terreno seguendo traiettorie incomprensibili sono una maledizione. Lo sono perché rappresentano il passaggio di orde di cinghiali in quelli che dovrebbero diventare campi capaci di dare un raccolto. E che, invece, vengono segnati dai danni degli ungulati fuori controllo.
Pietro Caruso, titolare dell'azienda agricola situata nel podere di Fognano, si dice disperato.
«Ho chiesto di procedere con gli abbattimenti dei cinghiali, ma nessuno mi ascolta – si sfoga –. Agli animalisti che insorgono ogni volta quanto si toccano questi temi dico subito: pagatemi i danni e sono d’accordo con voi».
L’imprenditore agricolo aveva appena seminato una trentina di ettari con favino, altrettanti per l’avena e una quarantina con grano duro.
In una notte i cinghiali hanno “vangato” i terreni e danneggiato il futuro raccolto. Non tutto è da buttare, ma il bilancio per l’agricoltore è pesante.
«Saranno almeno 20-25mila euro di danni» commenta furibondo Caruso che da anni combatte una battaglia ad armi impari contro i cinghiali nella zona delle Balze, a San Cipriano, a pochi chilometri da una cosiddetta zona di ripopolamento.
«Non è possibile lavorare in queste condizioni – aggiunge –. Sempre più spesso i nostri sforzi che poi sono anche il nostro reddito vengono vanificati dai saccheggi di questi animali. I risarcimenti non coprono mai il danno e poi hanno tempi lunghi. Ho chiesto più volte che servono gli abbattimenti, ma il tempo passa e i cinghiali continuano a fare scempio di quello che non sarà più un raccolto».
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