Sicurezza
Sigilli alla chiesa a rischio la riapertura è un’incognita
Chiusa sei mesi fa in seguito a caduta di calcinacci e scricchiolii inquietanti. Non c’è ancora neanche l’impalcatura, messe celebrate in una stanza riadattata
San Miniato. Ormai sono passati quasi sei mesi da quando l’ingresso della chiesa è stato sigillato, per l’esattezza dal 10 maggio scorso, quando uno strano scricchiolio, seguito dal rumore inconfondibile dei calcinacci che cadono, convinse i ragazzi della cresima e la suora che era con loro ad abbandonare in tutta fretta l’edificio.
Da allora i fedeli della parrocchia di Pino, alla quale fanno capo le abitazioni della sponda sanminiatese di Ponte a Elsa, sono costretti a seguire funzioni e cerimonie religiose dentro una stanza alle spalle dell’edificio, riadattata per somigliare a una chiesa, mentre la riapertura di quella vera e propria pare destinata a un’attesa di alcuni anni.
È questa la situazione che coinvolge la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, edificata in cima al poggio che domina la parte occidentale di Ponte a Elsa.
Un edificio originario del Settecento ma profondamente rimaneggiato al termine della guerra, dove i troppi di anni di mancata manutenzione, uniti probabilmente alle infiltrazioni d’acqua dal tetto, hanno messo in grave pericolo la stabilità del soffitto, forse anche a causa di misteriosi movimenti sotterranei in una zona da sempre soggetta a fenomeni franosi e cedimenti del terreno. «Già dal pomeriggio di quel 10 maggio – ricorda fra Gianluigi Poiré, vicario parrocchiale di Pino – all’interno della chiesa si sentiva un rumore insolito, come una sorta di richiamo. La sera, quando intervennero i vigili del fuoco, un cittadino che abita in fondo alla strada venne su per segnalare un cedimento dell’asfalto, mentre un ragazzo che abita qui a fianco raccontò di essere caduto dalla sedia, come se avesse ricevuto uno strattone».
Da tempo, del resto, la chiesa mostrava crepe e schianti evidenti lungo le murature, unita al problema delle infiltrazioni che fra Gianluigi aveva cercato di arginare: «Da due anni dicevo che pioveva dentro. Avevo anche fatto fare un piccolo intervento, ma sotto il tetto era rimasto tutto umido». Da qui la decisione dei vigili del fuoco di sigillare l’immobile, in attesa di un intervento di messa in sicurezza che adesso si annuncia tutt’altro che rapido. Un’incertezza e un silenzio generale che negli ultimi mesi hanno messo in agitazione gli abitanti del paese, soprattutto in vista di cresime, comunioni e altre cerimonie religiose. «Dentro la chiesa ci sono affreschi degli anni ‘60 che per la Soprintendenza vanno salvati – spiega fra Gianluigi –. Finora, però, abbiamo avuto solo il sopralluogo di un ingegnere e di un geometra incaricati dalla Curia per valutare il tipo di intervento necessario. Tempi certi non ce ne sono, ma hanno detto che come minimo ci vorranno un paio d’anni».
Nei prossimi giorni è atteso il montaggio delle impalcature, dopodiché la Diocesi dovrà capire come e dove reperire le risorse necessarie.
Nell’attesa i fedeli di Ponte a Elsa dovranno accontentarsi della cosiddetta Sala San Francesco, la vecchia cantina dalla canonica, ubicata subito alle spalle della chiesa e usata un tempo per accogliere il pulmino della scuola, che fra Gianluigi aveva deciso di ristrutturare in tempi non sospetti per ospitare cene e iniziative. «E meno male che l’avevo sistemata – dice – almeno adesso abbiamo un posto dove dire messa. È una stanza normalissima ma ora sembra quasi una cappellina».
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