Il Tirreno

Pontedera

arca di noè a cielo aperto 

A Pontedera maxi chiocciole fluo e conigli. «Così diciamo addio al grigio del Covid»

Paola Silvi
Una rappresentazione grafica delle installazioni
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Una rappresentazione grafica delle installazioni

Progetto di Cracking Art e Fondazione Pontedera in vista del Natale. Ogni opera è realizzata col riciclo della plastica

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PONTEDERA. Chiocciole, conigli e uccellini dai colori fluo e pop irrompono in città. Stanno invadendo in questi giorni il centro e saranno ospitati anche sulle rotatorie. Sculture a forma di animale fatte con un materiale ricavato dalla plastica rigenerata animano Pontedera che, per l’occasione, diventa una variopinta Arca di Noè a cielo aperto. È il progetto della Cracking Art, reso possibile grazie alla Fondazione Pontedera per la cultura e pensato dall’amministrazione comunale per le feste natalizie. Un tocco di modernità e allegria che non dimentica la cura dell’ambiente.

Una rivoluzione che sconvolge il naturale e lo trasforma in artificiale, che cambia l’organico in sintetico. Dopo Milano e Trieste, questo movimento artistico nato nel 1993 a Biella e noto in tutto il mondo per queste installazioni, ha scelto la città della Vespa.

«L’iniziativa – spiega il sindaco Matteo Franconi – prosegue e rinnova quel percorso di arte pubblica fatta di contaminazioni nei luoghi della socialità e del transito, fruibili a tutti. Si tratta di installazioni attraverso cui l’espressione figurativa della contemporaneità richiama l’esigenza di riconnettere lo spazio occupato dall’uomo con quello naturale: forme di animali che si appropriano temporaneamente di luoghi della quotidianità, ammiccando alla ricerca di un nuovo equilibrio dell’ecosistema».

Ogni opera è realizzata a partire da materie plastiche che si fondono e si sagomano per acquistare nuova vita. Un procedimento che cambia e modifica il petrolio in nafta vergine, alla base di molti prodotti di sintesi, come per esempio la plastica. Così da sostanze d’uso comune potenzialmente inquinanti, i polimeri diventano un potente mezzo di comunicazione artistica. Non a caso il nome del movimento Cracking Art deriva dall’inglese “to crack”, rompersi, che fa riferimento proprio alle reazioni chimiche. Inseriti nelle vie della città, nelle piazze principali, le colorate creature del mondo animale, illuminate e fosforescenti, attirano l’attenzione di chi passeggia. Immergono i pontederesi in piccole favole urbane.

«Anche attraverso i colori, le luci, i tratti semplici ma carichi di vitaminica energia, con queste incursioni di creatività vogliamo lasciarci alle spalle – aggiunge Franconi – il silenzio grigio e l’isolamento sociale dell’anno scorso».

L’arte insomma come cura rigenerante per l’anima, per dimenticare il male oscuro della pandemia. Per spingerci a uscire. Per stupirci. Per sostare, con curiosità, nelle zone della città. «Perché anche con l’arte, classica o contemporanea che sia, possiamo dare valore alle persone, al loro modo di stare insieme, alla loro voglia di sognare, al loro bisogno di avere fiducia nel tempo che verrà», conclude il sindaco.

Forme semplici e accattivanti che stuzzicano e intrigano l’osservatore. Un mix di meraviglia e riflessione. E la chiocciola, simbolo di lentezza, può suscitare la voglia di prendersi tutto il tempo che serve per passeggiare. Il coniglio può richiamare la vitalità e il ritorno a nuovi inizi.

L’arte incontra la sostenibilità e le aree di Pontedera si evolvono: da luoghi “mordi e fuggi” a zone di incontro, svago e sensibilizzazione riguardo temi importanti per il pianeta, le persone e il futuro. Lo spazio fisico diventa allora parte stessa della comunicazione perché la collocazione delle opere esalta i messaggi lanciati, all’insegna del recupero e del riciclo, conferendo nuove forme e valori alla vita dei prodotti. Come dire, nuove possibilità.

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