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Iniziata la demolizione del padiglione Livi: addio a un pezzo di storia

Paolo Falconi
Iniziata la demolizione del padiglione Livi: addio a un pezzo di storia

Era l’edificio dedicato alle donne nell’ex manicomio. Al suo posto sorgerà un parcheggio multipiano da 200 posti

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VOLTERRA. Se ne va un’altra porzione sostanziosa di quello che fu il manicomio di Volterra, come veniva chiamato comunemente. L’altra mattina è stato data avvio alla prima fase di demolizione del padiglione Carlo Livi, ormai fatiscente e pericolante. «Però era parte della storia della nostra città legata alla memoria manicomiale», rileva il sindaco di Volterra, Giacomo Santi il quale prefigura il futuro di quell’area: «La demolizione segna l’avvio di una importante riconfigurazione dell’area ospedaliera che diventerà così più moderna, accogliente e più funzionale e che sancisce un futuro di importanti investimenti infrastrutturali sul nostro territorio».

Investimenti dal valore complessivo di ben 10 milioni che prevedono la realizzazione di due moduli della Rems, ma soprattutto un parcheggio multipiano al posto del padiglione Livi per circa 200 posti auto. «Intanto – spiega Santi – i lavori di demolizione andranno avanti per non meno di due mesi, poi si passerà al resto». I tempi non sono prossimi: non meno di quattro anni, ma è meglio parlare di cinque.

Quindi, come fa notare lo stesso primo cittadino sul suo profilo istituzionale su facebook, si tratta di un momento che «desta in me sentimenti contrastanti: da una parte una sorta di inevitabile malinconia in quanto si cancella un edificio, che seppur pericolante, era parte della nostra storia dell’ex manicomio; dall’altra l’entusiasmo per l’inizio di una riconfigurazione non indifferente».

Il padiglione Livi fu costruito nel 1914 e abbandonato nel 1975. Noto come “reparto delle urlanti”, risale agli anni 1909-1911, fu completato nel 1914, sotto la direzione di Luigi Scabia. Fu poi ampliato e sopraelevato nel 1934, e sottoposto a ulteriori modifiche successivamente, dalla costruzione di camere per l’accoglienza delle suore nel 1958 all’impianto di riscaldamento nel 1960, fino a raggiungere l’assetto definitivo di tre piani e una forma planimetrica a C. Deve il suo nome a Carlo Livi, medico di origine pratese, professionalmente attivo nella seconda metà dell’Ottocento. Era noto come Reparto donne – “Reparto delle urlanti”, come è spiegato in modo attento su un sito internet a esso dedicato.

Lì erano le ammalate, per lo più qui destinate per ricovero volontario e non coatto: la loro permanenza era temporanea. Le pazienti del Livi, in quanto sotto osservazione e non a livelli di gravità “importante”, potevano uscire, occuparsi di lavoretti nei centri sociali, quali ricamo o dipinto, oppure con i loro sussidi potevano fare acquisti personali allo spaccio del manicomio, o accompagnare le operatrici a far la spesa. Insomma, si badava al loro recupero dell’autonomia e della dignità, in una dimensione di umanità.

Alcune infermiere che ci hanno lavorato negli ultimi anni di attività, raccontano che il Livi “era un bel repartino”: non troppo affollato, con pazienti comunque per lo più autosufficienti, e altre in via di guarigione.

In una dimensione ben distante dalla “cura”, il padiglione Livi ricorre anche nei pensieri messi su graffito di Fernando “Oreste” Nannetti, alias NOF4, oggi considerato uno dei più vivaci esponenti dell’art brut, nel graffito che corre lungo il muro del reparto in cui era ricoverato, pazientemente decifrato dall’infermiere Aldo Trafeli, poi pubblicato nell’opera “Il libro della vita” NOF4 riporta: «Corazzi Elisabetta di Inghilterra, spinacea, alta, bocca stretta, naso a ipsilon, professione equilibrista trapezista da Circo nata il 1870 nella casbah nel Caucaso, Prussia, morta in 1963 in veste di Frate Francescana, reparto Livi donne. Diagnosi di decesso: percosse magnetico, somministrazione obbligatoria di narcotici, percosse unciose interne ed esterne».

Con il passare degli anni il Livi cadde in uno stato di abbandono: già dichiarato inagibile nel 1973, ne fu proposta la demolizione l’anno successivo, per poi essere definitivamente chiuso nel 1975, tre anni prima dell’entrata in vigore della legge Basaglia. Interessato da un incendio prontamente sedato dai vigili del fuoco il 20 maggio 2017, ormai in stato di completo decadimento, ora lascia spazio a un parcheggio multipiano a uso della Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ovvero il luogo di accoglienza per i colpevoli di reato affetti da disturbo mentale).



 

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