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Compost invece dell’eternit alla Grillaia, incontro sindaci-Vergero

Compost invece dell’eternit alla Grillaia, incontro sindaci-Vergero

I rappresentanti Pd in Regione disertano l’assemblea a Terricciola. Ma Bini e Barbafieri vanno avanti: «A giorni presenteremo il piano alla proprietà» 

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TERRICCIOLA. La proposta alternativa per la Grillaia va avanti. A giorni i sindaci di Terricciola (Mirko Bini) e Lajatico (Alessio Barbafieri) incontreranno i vertici del Gruppo Vergero per presentare il piano messo a punto insieme ai rappresentanti Pd del territorio in Regione, Antonio Mazzeo, Alessandra Nardini e Andrea Pieroni. Anche se questi ultimi (come il presidente della Regione Eugenio Giani e l’assessora all’ambiente Monia Monni, entrambi invitati) non si sono presentati all’assemblea pubblica che si è tenuta ieri mattina a Terricciola. Assenze che non sono passate inosservate agli occhi di decine di cittadini che si sono ritrovati nel giardino comunale per ribadire il loro “no” all’amianto – in nome della tutela della salute e di un territorio che scommette sul turismo – e capire quali possono gli sviluppi di una vicenda che tiene banco da un anno e mezzo, un periodo scandito da proteste e polemiche. Che non hanno bloccato l’operazione.

Il Gruppo Vergero, come da cronoprogramma, sta completando le opere strutturali che saranno preliminari all’arrivo (probabilmente da inizio 2022) dei tir carichi di eternit per la messa in sicurezza e chiusura definitiva del sito chiannerino. Una riapertura della discarica per 8 anni, con il conferimento di 270mila metri cubi di amianto, autorizzato dalla Regione Toscana nel maggio 2020.

Proprio alla vigilia dell’assemblea era arrivata la controproposta dei due sindaci e degli esponenti dem in Regione: chiusura della discarica in 2 anni di conferimenti, non di amianto, ma (al massimo) di 100mila metri cubi di compost, più leggero e trattato, per modellare la discarica e rifare la copertura definitiva. Un piano da proporre alla proprietà «ferme restando le dovute compensazioni che potranno essere valutate e considerate».

A illustrare l’idea, ieri mattina a Terricciola, c’erano proprio Bini e Barbafieri. Gli unici rappresentanti della Regione presenti erano invece la leghista Elena Meini e Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia).

A sottolineare le assenze pesanti sul piano politico è lo stesso Bini: «Questa assemblea era stata indetta perché c’è un territorio che vuole delle risposte. E si rivolge a me, che per ovvi motivi non posso darle. Abbiamo messo un microfono nel giardino comunale, chiamando a intervenire pubblicamente coloro che rivestono ruoli determinanti in questa vicenda, ma non sono venuti. Evidentemente avevano tutti altri impegni».

L’amarezza resta, ma il tentativo di portare avanti il progetto alternativo rimane: «E comunque non dobbiamo dimenticare che c’è anche un ricorso al Tar contro la riapertura della Grillaia. Tuttavia – sottolinea Bini – nei prossimi giorni, insieme a Barbafieri, chiederemo un incontro con il Gruppo Vergero. La proposta c’è, così come la disponibilità di una società pubblico/privata di zona» che potrebbe essere coinvolta nell’operazione. Il riferimento è alla Belvedere Spa, l’azienda che gestisce la discarica pecciolese di Legoli.

Tornando all’assemblea, nella lista degli assenti figura anche il sindaco di Chianni, Giacomo Tarrini. Che aveva già annunciato che sarebbero stati presenti alcuni suoi rappresentanti «per conoscere meglio i dettagli del progetto alternativo, in modo da esprimere le nostre valutazioni». All’incontro pubblico di ieri erano presenti la vicesindaca Maya Degl’Innocenti e l’assessora Sabrina Bianco. «E dal confronto che ho avuto successivamente con loro – spiega Tarrini – è emerso che quei dettagli che avevo chiesto in merito al progetto, non sono stati illustrati. Ribadisco che il mio auspicio è che la proposta alternativa abbia un esito positivo. Ma non credo che sarà così, perché è tardiva. Tentare non nuoce e spero di sbagliarmi. Ricordo che avevo espresso il mio parere negativo sull’operazione in Conferenza dei servizi. Dopodiché, arrivati a questo punto, ribadisco che l’unica cosa che possiamo fare è sottoscrivere il protocollo tra enti e proprietà per il monitoraggio del sito – oltre che attraverso Arpat – anche con un ingegnere ambientale al quale darò l’incarico».

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