Il Tirreno

Pontedera

dopo i campionamenti di Arpat

Canale Usciana: «Terreni edificabili sequestrati per infiltrazioni della criminalità»

Nilo Di Modica
Canale Usciana: «Terreni edificabili sequestrati per infiltrazioni della criminalità»

Così il sindaco Toti a margine dell’incontro su Keu e Usciana: «Li abbiamo retrocessi ad agricoli, messaggio doveroso» 

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CASTELFRANCO. Una «generale assenza delle sostanze ambientalmente più impattanti» nel canale, un depuratore come quello di Aquarno definito come una sorgente di contaminazione «non significativa» e un fenomeno generale delle infiltrazioni mafiose nel comprensorio da tenere sempre d’occhio, dato che lo stesso territorio di Castelfranco non ne è stato esente, almeno in passato. È questo il quadro che emerge dal commento che Gabriele Toti e Federico Grossi, sindaco e vicesindaco del Comune, hanno fatto dei risultati delle analisi compiute da Arpat sul canale Usciana su richiesta dell’amministrazione.

I campionamenti

«Le verifiche fanno emergere un dato importante. Il depuratore Aquarno non è fonte di contaminazione del canale Usciana. Questo è un fatto – dicono i due amministratori. – Ciò non ci fa abbassare la guardia rispetto a un canale che resta un elemento critico, da tenere sempre sotto osservazione, ma la presenza di metalli nei sedimenti deriva da anni e anni di attività precedenti alla Legge Merli e non dalle attuali emissioni da parte del depuratore». La richiesta di campionamento era stata avanzata dall’amministrazione in seguito alle vicende legate all’inchiesta Keu della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze.

La richiesta

Partita nel maggio 2021, l’istanza partì dopo le richieste della commissione consiliare “Ambiente e territorio” dello stesso comune, sia per dare una risposta alle sollecitazioni ricevute da parte dei cittadini residenti. Situazione, quella dei fondali del fiume, che non sarà anche dovuta a fatti recenti, ma che, in pratica non è rosea per motivi storici. Come sottolineato anche dalle carte dell’inchiesta che fa tremare la politica santacrocese, dove si parla di almeno 10 chilometri di fondali chimicamente compromessi. Dato confermato anche da Arpat in queste analisi, quando nella relazione scrive che «in caso di attività di dragaggio del canale per ripristini della funzionalità idraulica del canale» sarà necessaria «una gestione accorta dei sedimenti rimossi che dovranno essere destinati, se non gestiti come rifiuti, in siti idonei dal punto di vista della destinazione urbanistica».

Eventuale bonifica

«Quando è scoppiato il caso delle indagini giudiziarie che hanno coinvolto il nostro distretto, si sono sollevate molte preoccupazioni da parte dei cittadini residenti e non solo. Era giusto poter verificare», dicono Toti e Grossi, che in merito ad eventuali interventi di bonifica sul fiume aggiungono: «Ognuno ha il suo ruolo e le sue responsabilità. Dovere dell’amministrazione è quello di operare in condizioni di trasparenza per ciò che gli compete. L’eventualità di operazioni che riguardino il letto del fiume non è certo di competenza del comune».

Mafia e territorio

Nessun coinvolgimento del territorio comunale, invece, per quanto riguarda la contaminazione dei terreni o le infiltrazioni della criminalità organizzata emerse nell’ultima inchiesta, che ha messo sotto indagine anche alcune aziende di movimento terra e riciclaggio di inerti. «Non ci risultano, ad oggi, terreni coinvolti nell’inchiesta facenti parte del nostro territorio e non troviamo traccia delle aziende coinvolte nei nostri cantieri degli ultimi anni – precisa Toti – Dopodiché, so che il nostro comune non è stato in passato scevro fa questi fenomeni. Alcuni terreni edificabili e pronti per nuove opere di lottizzazione sono stati sequestrati nel 2013 in quanto legati a personalità finite sotto la lente d’ingrandimento di altre indagini sulla criminalità organizzata. Da parte nostra, alcuni anni fa, con la variante urbanistica abbiamo retrocesso questi terreni ad agricoli. Un atto ed un messaggio che riteniamo doveroso».

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