Sicurezza
La Sagra del cinghiale di Chianni torna dopo un anno di stop
Numeri ridotti rispetto al passato per i posti a tavola. Prenotazione obbligatoria e pochissimi eventi collaterali
CHIANNI. Dopo un anno di stop e con la pandemia che sta allentando la presa, torna anche la Sagra del cinghiale di Chianni. Un appuntamento storico dell’enogastronomia dell’Alta Valdera e della provincia che si riaffaccia nel panorama degli appuntamenti in versione forzatamente ridotta. «Abbiamo voluto comunque ripartire – dice il sindaco Giacomo Tarrini – perché dopo tanti mesi di timori e distanziamento sociale forzato è giusto che la tradizione dei nostri paesi riprenda».
Venerdì ci sarà la riunione per ufficializzare la ripartenza dell’evento che si snoderà in due settimane da giovedì 11 a domenica 14 novembre e dal 18 al 21 sempre dello stesso mese. Niente gemellaggio con Treviso che vedeva il “matrimonio” tra cinghiale e radicchio rosso. Eliminate tante iniziative collaterali. Salvata solo un po’ di musica dal vivo. «Altrimenti non sembrerebbe neppure che ci sia festa a Chianni», dice Leandro Gherardi, presidente del comitato che organizza la Sagra.
Ma la differenza col passato è sostanziale sia dal punto di vista delle modalità, che dei numeri. Si mangia al chiuso, nei vecchi granai e nell’ex frantoio ristrutturato. E quindi sarà obbligatorio il Green pass. Così come la prenotazione. Perché, a differenza del periodo pre-Covid, quando il sabato sera e la domenica a pranzo venivano organizzati tre turni anche di 1.100 coperti, quest’anno non si dovranno superare le 400 persone a tavola.
Infatti, il numero massimo per ogni turno sarà di 190 commensali. Le cucine saranno aperte sempre la sera per la cena, con l’eccezione della domenica in cui le cuoche del paese saranno al lavoro anche a pranzo. Ma sabato sera e domenica a pranzo i turni saranno due con un massimo di persone previste, appunto, di 400 complessivamente nei due turni.
«Abbiamo deciso di ripartire con calma – aggiunge Gherardi – evitando ressa, assembramenti e tutti i problemi che potrebbero rovinare l’atmosfera in un paese come il nostro che, durante la pandemia, è comunque rimasto una sorta di isola felice con poche complicazioni da coronavirus».
Andreas Quirici
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