Gioco
Finalmente la festa per Belinda Caglieri, “pasionaria” della Piaggio in pensione
La cena con gli amici del reparto per salutare la sindacalista è stata rimandata per due anni a causa della pandemia
PONTEDERA. Per 41 anni e dieci mesi ha lavorato alla Piaggio. La prima volta che ha messo piede nello stabilimento pontederese aveva compiuto appena 18 anni. I capelli raccolti in una coda di cavallo e la gabbanella nera agganciata fino all’ultimo bottone. «Feci appena in tempo a bollare il cartellino quando fu proclamato uno sciopero generale. In 13mila si avviarono verso l’uscita perché era stato sequestrato Aldo Moro, il presidente della Dc». Era il 16 marzo 1978. Da allora «ci ho trascorso la vita in fabbrica, la mia fabbrica. Ho costruito legami e amicizie importanti. Ho lottato, sempre dalla parte dei lavoratori, delle donne». Così Belinda Caglieri, storica operaia e sindacalista della Fiom racconta il tempo trascorso tra scocche e catene.
Dagli esordi come maestra all’asilo della Piaggio all’officina 10 montaggio-motori. Lo ha fatto pochi giorni fa, perché in settimana ha potuto finalmente festeggiare il pensionamento con i suoi colleghi che ormai sono diventati parte della sua famiglia. «Avevo già organizzato una cena due anni fa, nel marzo del 2020 ma poi il Covid ci ha messo lo zampino ed è iniziato il lockdown. Era in programma ma non abbiamo potuto farla. Finalmente è arrivato il momento di concludere il mio percorso. Ho riavvolto il nastro della memoria».
E a cena, al ristorante di suo figlio, da Belindo, sono arrivati i compagni di sempre, “il gruppo storico”, come li chiama lei. «Con loro – spiega – ho condiviso momenti belli e momenti brutti. Ci siamo invitati ai matrimoni. Ci siamo arrabbiati e poi riappacificati. Quando nacque mio figlio mi fecero trovare la catena piena di fiocchi azzurri. Nel mio ultimo giorno di lavoro mi avevano organizzato una festa a sorpresa». E tanto altro ancora. Tra felicità e sofferenze. Tra grandi conquiste e piccole sconfitte. Perché lei è un fiume in piena di ricordi. Una forza della natura. Una donna con un sorriso contagioso, una gentilezza delicata ma tutta d’un pezzo, al servizio di valori come il rispetto, la dignità, i diritti dei lavoratori, in cui ha sempre creduto. Anche a rischio di prendere qualche ammenda o di distinguersi come troppo ribelle.
«Ho sempre sentito la fabbrica casa mia», sottolinea. Del resto la Piaggio ce l’aveva nel sangue: «Mio padre lavorava in azienda e sono cresciuta con l’odore delle officine. Il babbo diceva che era profumo. È stata un’emozione entrare nel suo mondo». Un’emozione che ha saputo coltivare nel tempo. E una fortuna incontrare i suoi colleghi «che sono molto più che colleghi», ci tiene a sottolineare. Belinda non si è mai dimenticata un compleanno. In pausa pranzo correva al Tirreno e il giorno dopo in reparto si leggevano, durante la pausa, gli auguri pubblicati sul nostro giornale. Lei c’era sempre e loro non hanno mancato l’appuntamento. «Abbiamo festeggiato come si deve». Con tanto di musica e mega torta. «Peccato che non eravamo proprio tutti. In totale siamo 33. A cena sono potuti venire in 23». Ma lei non dimentica nessuno e assicura, con la bellezza dell’entusiasmo che la caratterizza, che ci saranno altre occasioni.
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