Sicurezza
Tre pecore uccise negli ultimi giorni: "È colpa dei lupi"
Allarme di un’imprenditrice agricola di Sant'Ermo a Casciana Terme che si è vista sbranare oltre 60 animali dal 2019 a oggi. Il suo è un grido disperato: "Siamo indifesi"
CASCIANA TERME LARI. L’ultimo episodio risale al pomeriggio di sabato 16 ottobre. L’ennesimo di una lunga trafila che parte dal 2019 e che, negli ultimi tre giorni, ha visto altrettante pecore finite sbranate sotto gli attacchi di animali predatori che, ormai, sono diventati un vero problema per gli allevatori.
«Sono stati i lupi – dice Doretta Ivana Busti –. Ce ne sono almeno 15 in questa zona». La 76enne, che porta avanti l’azienda agricola di famiglia insieme al figlio Fabio Paolini, parla della zona di Sant’Ermo a Casciana Terme, dove si muovono libere le sue pecore. «Ne abbiamo 125, ma siamo arrivati anche a oltre 200 – racconta la donna –. In questo calo hanno influito anche le più di 60 sbranate dai lupi, che ormai non riusciamo più a contrastare. Si parla da anni di trovare rimedi a questa carneficina. Ma nessuno fa niente. Mentre noi allevatori siamo ridotti alla fame».
Il suo è un vero grido d’allarme e una richiesta di aiuto. E si unisce a quella di tanti suoi colleghi alle prese con problemi uguali con cadenza pressoché quotidiana. Tra lungaggini burocratiche per ottenere i risarcimenti che, secondo gli operatori, non compensano le perdite economiche subite e una mancanza di presa di posizione da parte delle autorità per trovare soluzioni, il sistema dell’allevamento italiano sta perdendo letteralmente pezzi.
I numeri illustrati da Doretta Ivana Busti fanno impressione, anche se diluiti in più di due anni. «È una strage – sottolinea ancora l’imprenditrice agricola –. Alleviamo pecore massesi, una specie in via d’estinzione. Dovremmo essere protetti, invece veniamo lasciati in balìa di predatori che ci stanno rovinando».
Busti cita anche recinti anti-lupo di cui si è parlato a lungo in passato. Ma che poi non sono stati realizzati: «Nessuno prende una decisione, tutti si riempiono la bocca di messaggi di solidarietà nei nostri confronti ma, all’atto pratico, non viene fatto nulla per rimediare a una situazione ormai fuori controllo a spese degli allevatori come noi».
La questione è delicata. Da un lato c’è la necessità di salvaguardare le pecore e la situazione economica delle aziende agricole e degli allevatori. Dall’altro, si cerca di tutelare anche i lupi o predatori che siano, nell’ottica di salvare gli animali e le specie protette. Ma in questa situazione non si intravedono soluzioni pratiche che frenino una strage che, ogni giorno, viene aggiornata con segnalazioni di singoli imprenditori colpiti da predatori o da associazioni di categoria che denunciano un contesto ormai divenuto insostenibile.
Quelli di Sant’Ermo a Casciana Terme sono solo gli ultimi episodi di una striscia di sangue che sembra non avere fine. E che va avanti nella quasi indifferenze di chi dovrebbe prendere decisioni in merito.
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