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Peccioli Alta Valdera
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Forcoli festeggia il secolo di vita della squadra, vanto del paese

Paolo Falconi
Forcoli festeggia il secolo di vita della squadra, vanto del paese

Ha disputato la Prima e Seconda categoria quando erano tornei significativi. Ma c’è stata anche la parentesi in Serie D con la gestione Marco Consoloni

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FORCOLI. Partita la stagione del Forcoli calcio. Quella del centenario. Quella che deve celebrare un secolo di vita nel migliore dei modi, sia pure in momenti non facili per la pandemia. Ma la voglia di far bene c’è, il desiderio di ricordare nel migliore dei modi il compleanno è tanta.

Lo si è visto già l’altra sera in piazza nel consueto happening di inizio stagione della società amaranto con i tifosi che tirava un’altra aria, mista di emozioni e certezza nei propri mezzi affinché il campionato di Promozione sia libero da inciampi. Con il mister Fabio Natali e Paolo Tognarelli a “manovrare” le pedine che servono per far bella figura.

Un secolo di vita, anche per il Forcoli, non si inventa. Anche nel 1921 c’era voglia di far bene, gran voglia di riscatto e di rinascere. La guerra era finita da neppure tre anni! Il calcio era sinonimo di identità. Di presenza nella società civile. Di organizzazione di un certo livello. E poi, non secondario, il campanilismo. Che in Toscana ha sempre fatto breccia. Forcoli contro Peccioli, E contro Montefoscoli. E contro Ponsacco. E contro Fabbrica. E contro Capannoli. E contro Pontedera. Tutti contro tutti. X è migliore di Y. Chi s’impone sul campo vuol dire che è il più forte nella vita. Ed è meglio tralasciare i soprannomi, anzi i “nomignoli”, che un paese dava all’altro. Cuciti addosso più di un vestito. Spesso erano scazzottate, appostamenti nel dopopartita, screzi lunghi mesi.

A Forcoli si iniziò a giocare sullo stesso terreno che vede ancora oggi l’undici amaranto. Un campo donato dalla ricca famiglia Brunner ai compaesani. Si chiama ancora così, seppur passato al Comune. E la domenica pomeriggio calamitava tutti i forcolesi. C’era da vincere e basta. Tra le cose più ambite quella di soffiare qualche asso del pallone alla squadra del paese vicino. Si potrebbero fare nomi (e cognomi). Così è stato anche immediatamente prima e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni Sessanta e fintanto il calcio, anche il calcio, non ha allargato gli orizzonti ed è andato a pescare i più bravi più in là. Forse è diminuito il campanilismo, forse è aumentata la qualità.

Aumentata a tal punto che dalla Prima e dalla Seconda categoria, campionati molto “frequentati” dal Forcoli si passò a livelli superiori. «Ma si badi – racconta Paolo Tognarelli che degli amaranto è stato, ed è, una bandiera che garrisce con impeto – che a quei tempi la Prima e la Seconda categoria avevano più valore di oggi. E giocarci era un vanto». Erano gli anni, anche, delle presidenze Leonardo Poggianti (quello delle camicie) e di Franco Giannini (quello dei vini).

Come un privilegio lo fu, dal 2006 per una decina di anni, disputare la Serie D. Un paese di neppure 1.500 anime nella serie A dei dilettanti. E Tognarelli, ma anche Gianfranco Lazzereschi, pure lui per tanto nel consiglio amaranto, ne danno il merito oltre che alla gente, al presidente Marco Consoloni. Aveva tanta passione trasmetteva ai collaboratori. Poi il destino ci ha messo del suo ed è iniziato il ridimensionamento del calcio a Forcoli. Ma la famiglia Consoloni non ha abdicato: da un po’ di anni è presidente la figlia di Marco, Michela, e lo sponsor sulle maglie del centenario è Ufo, cioè l’azienda leader nell’abbigliamento di motociclismo, di Vito Consoloni.


 

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