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torna la discoteca 

Riapre dopo quasi due anni il Boccaccio: «Ma la capienza al 35% è un duro colpo»

Paola Silvi
Riapre dopo quasi due anni il Boccaccio: «Ma la capienza al 35% è un duro colpo»

Il direttore del locale dopo il via libera del Comitato tecnico-scientifico: «Questi “paletti” penalizzeranno i lavoratori»

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Calcinaia. Dopo due anni di chiusura il Boccaccio è pronto a ripartire. Il Comitato tecnico-scientifico ha dato il via libera alla riapertura delle discoteche in zona bianca e il locale di Calcinaia, punto di riferimento per migliaia di ragazzi della Valdera, è intenzionato a cogliere l’occasione già dalle prossime settimane (una data ufficiale ancora non c’è). Anche se i paletti molto stringenti previsti dal decreto mettono in seria difficoltà i gestori. Perché le raccomandazioni prevedono un limite del 35 per cento della capienza al chiuso e del 50 per cento all’aperto, per tutti quei clienti che dovranno essere muniti di green pass e dietro l’obbligo di registrazione per tutti gli accessi.

i motivi

«Una capienza al chiuso che potrà essere al massimo del 35% è un obbligo inaccettabile – tuona Gianmaria Napoli, direttore del Boccaccio Club – ma non possiamo rimandare oltre l’apertura. Non ce la facciamo più a stare in questa situazione di stallo». A fronte di queste regole troppo restrittive la buona notizia per gli utenti è che si potrà togliere la mascherina mentre si balla anche se si dovrà indossarla in tutti gli altri momenti. E ancora. Tra le altre raccomandazioni c’è pure il vincolo di usare bicchieri monouso, la presenza di impianti di aerazione senza riciclo d’aria e la necessità di igienizzare le mani oltre che sanificare gli ambienti.

dubbi e numeri

«Non abbiamo nessun problema a rispettare questi accorgimenti – entra nel merito Napoli – compreso quello di misurare la temperatura all’ingresso ma riteniamo il paletto del 35% un duro colpo». Una norma da far rispettare che i titolari delle discoteche definiscono un controsenso. «L’importante è riaprire dopo tutti questi mesi di inattività ma così le condizioni non sono favorevoli. Non ci aiutano dal punto di vista economico perché incideranno inesorabilmente sui costi», continua Napoli. E basta fare due conti. Gli utenti che il Boccaccio può accogliere sono 3.300 mentre i dipendenti sono 110. «Se possiamo mettere dentro al locale 1150 persone circa compreso il personale come potremo coprire le spese?».

Non solo. «A rimetterci nel conteggio potrebbero allora essere anche i lavoratori che sono stati fermi per oltre 20 mesi e che rischiano una diminuzione in proporzione al numero degli avventori». E la riflessione del direttore rispecchia gli avvertimenti che il Silb, sindacato dei gestori delle sale da ballo, ha già fatto arrivare al governo. «La speranza è che il Consiglio dei ministri che si riunirà domani (oggi, ndr) tenga in considerazione le nostre richieste».

l’obiettivo

Il confronto è serrato ma si guarda al futuro con fiducia. «Riaprire è un primo segnale – continua Napoli – ma puntiamo sulla gradualità e sul buon senso». Che tradotto significa che, magari, durante l’anno, con la crescita del numero dei vaccinati e se i contagi resteranno sotto controllo, si potrebbe aumentare la percentuale d’ingresso. Anche perché le discoteche e le sale da ballo si sentono il fanalino di coda di un settore dove le misure variano in base ai singoli casi. «Penso al numero di spettatori negli stadi che dovrebbe salire dal 50% al 75% così come quello nei palazzetti che dovrebbe aumentare fino al 50%». Senza contare le forti differenze che i gestori della disco lamentano nei confronti dei bar e dei ristoranti. «Non voglio fare polemica ma non è giusto che in base alla licenza ci sia una disparità di trattamento che è comunque sotto gli occhi di tutti. Le discoteche – spiega il direttore – avendo la licenza di intrattenimento danzante hanno seguito il diktat di restare chiuse mentre i locali con la licenza da bar o da ristorante hanno potuto alzare la saracinesca ed ospitare migliaia di persone, come se niente fosse». Un paradosso che non è più tempo di sopportare. «Aspettiamo le ultime limature sul decreto. Ci auguriamo di essere ascoltati. Mettere un tetto agli ingressi è accettabile ma vorremmo che la capienza fosse almeno al 70%. Comunque i nostri 5.600 metri quadrati sono pronti per riaprire», conclude Napoli.

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