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Attacco al comitato del Palio «Scelta ingiusta e arrogante»

Giacomo Pelfer
Attacco al comitato del Palio «Scelta ingiusta e arrogante»

La contrada San Michele si è ritirata dopo la squalifica nella gara “mini” «Le immagini ci danno ragione. Nessuna risposta dopo il nostro ricorso»

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Giacomo Pelfer

castelfranco. Una squalifica definita «ingiusta», gestita «in maniera confusionaria, superficiale e arrogante», che alla fine ha spinto la delegazione giallonera alla «sofferta decisione di non correre il Palio e Palio rosa». La contrada San Michele interviene con una nota, firmata dal presidente Luca Petri e dal consiglio, per spiegare le proprie ragioni su quanto accaduto al Palio dei barchini di domenica, dove i gialloneri hanno abbandonato la piazza per protesta al termine del mini Palio, rinunciando a partecipare alle altre gare.

All’origine di tutto la squalifica comminata al termine della corsa, che aveva visto proprio i gialloneri tagliare per primi il traguardo con Alessandro Trivella e Alessio Gragnoli. Proprio quest’ultimo, secondo il parere dei giudici riuniti a fine corsa nella “sala Var” allestita per la prima volta, avrebbe colpito volontariamente la ruota del barchino di San Martino a pochi metri dalla prima curva. «Sul momento la penalizzazione ci è sembrata assolutamente ingiustificata e le immagini, visionate in un secondo tempo, lo hanno confermato», scrive la contrada, ricostruendo la dinamica di quanto avvenuto alla partenza, con San Martino che parte meglio ma finisce per ostacolarsi con San Pietro, aprendo la strada al sorpasso di San Michele.

«In queste fasi concitate accadono due cose – dicono da San Michele –: dapprima San Martino colpisce il nostro barchino, causando una perdita di equilibrio dei rematori, in particolare di Gragnoli che, nel riprendere l’equilibrio e nel prosieguo dell’azione di remata, colpisce il barchino di San Martino. Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni: entrambi i colpi sono da ritenersi involontari. Lo sguardo di Gragnoli è rivolto in avanti: segno inequivocabile che non c’è stata volontarietà».

A scatenare la rabbia di San Michele, però, è stato soprattutto il modo in cui è arrivata la squalifica e la sua successiva gestione. «I contatti fra barchini hanno da sempre contraddistinto questa competizione – si legge ancora –. Ed è per questo che nessuna contrada (San Martino in particolare) ha presentato alcun ricorso. Per la prima volta in 35 edizioni, i giudici hanno deliberatamente ed insindacabilmente deciso di squalificare un equipaggio. In secondo luogo, la gestione di tale decisione è stata confusionaria, superficiale ed arrogante. La nostra delegazione non è stata informata né dell’investigazione in corso né della decisione, appresa solo qualche istante dopo dallo speaker. Giudici ed organizzatori sono stati sordi ad ogni nostra richiesta di chiarimento. In ultima istanza, gli accadimenti hanno contribuito ad incrementare il nervosismo tra tutti i membri della contrada, barcaioli compresi. Concentrazione e lucidità sono venute a mancare». Da qui la «sofferta decisione» di non correre il Palio ed il Palio rosa. «Quanto accaduto – conclude la nota – non può rimanere silente. Come da regolamento, entro 24 ore dalla conclusione della manifestazione, la contrada San Michele ha presentato ricorso contro la squalifica. Ad oggi attendiamo ancora una risposta ufficiale dal Comitato».

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