Il Tirreno

Pontedera

mistero nel settore conciario 

Accordo nazionale ma Unic e sindacati non ne sanno niente

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SANTA CROCE. Il fatto è clamoroso: la firma di un contratto nazionale per gli operai del settore conciario da parte di un’associazione che dice di rappresentare le aziende, Federconcia, e un sindacato denominato Gilda. Che sia eclatante quanto accaduto pochi giorni fa lo dimostra la nota congiunta siglata da Unione nazionale industriale conciaria (Unic) e sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil.

«Alcuni giorni fa sarebbe stato firmato un contratto collettivo nazionale per i dipendenti del settore conciario e della lavorazione della pelle e del cuoio, a cui Unic e organizzazioni sindacali settoriali come Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil sono completamente estranee – si legge nel comunicato –. Hanno sottoscritto il contratto una nuova associazione datoriale nazionale, nata alcune settimane fa fuori dall’ambito confindustriale, e un sindacato autonomo, che non risulta essere mai stato attivo nel settore. Di entrambi non si hanno informazioni e si nutrono dubbi sulla sussistenza di una capacità rappresentativa di aziende associate e lavoratori. Unic, Cgil, Cisl e Uil sono da oltre quarant’anni le parti firmatarie del contratto nazionale per gli addetti delle aziende conciarie, il cui ultimo rinnovo è stato siglato il 21 gennaio 2021 e che, quindi, al momento è pienamente operativo ed efficace per le aziende conciarie italiane».

Secondo Unic e sindacati, l’accordo, «che rimarrà in vigore fino al giugno 2023, attesta l’impegno delle parti in tutti gli aspetti più importanti della sostenibilità d’impresa: la responsabilità sociale. L’introduzione dell’assistenza sanitaria e l’adesione al Fondo Sanimoda ne sono un esempio. In un momento in cui la responsabilità sociale delle aziende appartenenti a filiere industriali nazionali e internazionali è sempre più monitorata sia a livello pubblico che privato, l’adesione a contratti sottoscritti da associazioni datoriali e sindacali di discutibile o non comprovata rappresentatività è fortemente rischiosa, dato che potrebbero, anche in modo occulto, introdurre sul mercato del lavoro elementi di disparità che non consentono una leale competizione tra le imprese, creare condizioni negative di dumping salariale e portare a un peggioramento delle condizioni di lavoro di tutti gli addetti».

Il rischio sarebbe che «aderendo a contratti diversi da quello stipulato da Unic, Cgil, Cisl e Uil , le aziende rischiano di non accedere ai benefici normativi e contributivi previsti in materia di lavoro che sono subordinati al possesso, dei datori di lavoro, del Durc, il documento unico per la regolarità contribuita, fermi restando gli altri obblighi di legge e il rispetto di accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».

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