Il Tirreno

Pontedera

La lezione di onestà di un “fantasma” Cerca ferro, trova oro e lo restituisce

Francesco Turchi

La collanina era in una borsa abbandonata nel cassonetto dopo un furto a Cenaia 

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la storia

Vive ai margini di una società che lo tratta da fantasma, arrivato dal nordafrica. Quasi tutti lo conoscono di vista, in pochi sanno il suo nome. Chi può gli dà una mano, allungandogli qualche spicciolo per un pezzo di pane. Il resto riesce a comprarlo quando trova qualche cianfrusaglia abbandonata ai cassonetti, che rivende al “ferravecchio” di turno. Non ha una casa, gira per le strade di Cenaia da anni in sella a una vecchia bici. Ma certi valori, come l’onestà, non hanno un prezzo. E neanche una nazionalità.

Lui l’ha dimostrato con un gesto semplice ma non scontato, che ha aperto il cuore di chi l’ha visto e che – dopo averlo aiutato a compiere un bel gesto – ha raccontato l’episodio al figlio. Che l’ha reso pubblico, con la speranza che possa servire a qualcosa.

Domenica mattina. Giorgio Bosco va a comprare il pane in paese. A pochi metri c’è lui, il “cacciatore di ferrami”, con la sua pinza artigianale, con la quale esamina abitualmente i rifiuti. Ha appena trovato nel cassonetto una borsa griffata. Dentro ci sono documenti, carte e pure una collanina d’oro. Che vale sicuramente di più di quanto possa garantirgli qualche rottame. Ma lui a questo non ci pensa neanche lontanamente. Si rivolge a Giorgio e gli chiede «se la domenica i carabinieri essere aperti. Ho trovato borsa per signora, voglio aiutare».

Bosco lo accompagna in caserma e il destino ci mette lo zampino. Perché proprio da pochi minuti è arrivata la signora che ha subito il furto, per denunciare l’accaduto. Lo fanno entrare. Insieme scrivono il lieto fine. Ma non basta. Giorgio, racconta l’accaduto al figlio Fausto. Che affida la «breve storia felice (vera)» ai social, con la speranza che possa servire: al protagonista, prima di tutto (c’è anche chi si fa avanti per offrirgli un lavoro); ma anche a chi gli vive intorno, come spunto di riflessione: «Questo episodio – racconta Fausto al Tirreno – è la conferma delle carenze della politica. I nostri paesi sono pieni di situazioni di questo tipo, con persone che vivono ai margini, come fantasmi. Siamo tutti responsabili, me compreso: perché talvolta gli ho dato qualche euro per aiutarlo, ma non so neanche come si chiama o da dove viene. Ma questo tipo di solidarietà non risolve i problemi. Quest’uomo non ha mai dato fastidio a nessuno. Frequenta il paese da anni, vediamo tutti in quali condizioni vive, ma non facciamo niente per aiutarlo concretamente».

Ed è qui che – sottolinea Fausto Bosco – la politica dovrebbe fare la sua parte, con lui e con quelli come lui, «anche facendo fare a queste persone alcuni lavori socialmente utili. Penso per esempio alla pulizia di parchi e giardini. Questo episodio ci dimostra che le persone più umili e più povere spesso sono quelle in grado di cambiare in meglio il mondo con piccoli gesti di genuino altruismo. E noi dovremmo essere in grado di fare qualcosa di concreto per loro».

Francesco Turchi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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