Gioco
Pagina-sfottò sul Tirreno infiamma la rivalità tra Borgonovo e Botteghe
I biancorossi freschi di trionfo pungono sul cencio del 1985. I gialloviola: «Siete solo fortunati»
p urga e replica
Dalla Buca al giornale, la rivalità non conosce confini. E non si affievolisce neanche di fronte al tempo che passa. Anzi. E poi stavolta gli ingredienti c’erano davvero tutti per uno sfottò a caratteri cubitali sul Tirreno da sbattere in faccia alla rivale “purgata”.
Già, il termine in gergo paliesco è proprio questo. E digerirla è dura. Lo sanno bene i contradaioli di Botteghe, destinatari (senza mai essere citati) del messaggio contenuto nella pagina pubblicitaria acquistata da Borgonovo (che domenica scorsa ha trionfato in Buca). Una ricostruzione (con toni ironici) della carriera, conclusa con l’annuncio che i contradaioli biancorossi valutano «di estinguere la rivalità per manifesta superiorità qualora venga restituito il cencio del 1985». E sotto la maxi-foto della vittoria. E qui bisogna riavvolgere il nastro della storia del Palio per capire. Con una premessa: leggenda narra che quando dovevano esser scelti gli abbinamenti dei colori per il neonato Palio, al delegato di Botteghe fu detto di prendere il biancorosso, perché erano i colori della locale polisportiva; solo che lui, tifoso della Fiorentina, scelse il gialloviola. Destino ha poi voluto che il biancorosso fosse preso dai futuri rivali di Borgonovo. Ma torniamo al 1985. A quei tempi in Buca si corre con le regole da ippodromo, in pista ci sono fantini delle regolari che montano a sella e non possono – a differenza di oggi – frustare o danneggiare l’avversario. Al paletto arriva per primo Borgonovo con Alberto Antinori su Vipera Bionda ma viene squalificato per le scorrettezze nei confronti di Botteghe e Samo. Il cencio viene quindi assegnato ai gialloviola. I rapporti si incrinano e nasce così la prima (e unica) rivalità sul campo; destino ha poi voluto che le due compagini si trovassero accanto anche in Buca, un fattore che non ha certo contribuito a rasserenare gli animi. Gli anni Ottanta e Novanta sono stati a forti tinte biancorosse (quattro vittorie) e gialloviola (due). L’episodio più discusso (e anche drammatico) accade nel 1988: Botteghe con Silvano Vigni detto “Bastiano” sembra destinata ad una vittoria in solitaria, ma il cavallo si rompe una zampa sulla dirittura d’arrivo e il fantino biancorosso Vincenzo Foglia va a prendersi il cencio. Il cavallo delle Botteghe viene abbattuto e il drappellone viene assegnato senza fotofinish, perché all’epoca non c’era. Nel 1990 la rivincita gialloviola: Dario Colagè su Pomponia vince proprio davanti alla rivale, che aveva ancora Foglia. Nel 1995 Borgonovo con l’esordiente Massimo Donatini beffa sul paletto Porta Bernarda e fa il poker.
Da allora – e fino a domenica scorsa – i destini delle due contrade si cristallizzano su risultati altalenanti e mai di successo. Fino a domenica scorsa con Gavino Sanna su Adone da Clodia ha beffato di “cortomuso” la Querciola. La vittoria spinge i vertici di Borgonovo a comprare una pagina pubblicitaria sull’edizione di ieri del Tirreno. «Qualcosa era trapelato nel popolo biancorosso – racconta il preseidente Mirco Cecconi – ma per molti contradaioli è stata una bellissima sorpresa. Che è piaciuta tanto». Poi ribadisce: «Rivalità finita se ci riportano quel cencio». E sull’altra sponda come l’hanno presa? «Preferirei tacere – esordisce il capitano gialloviola Stefano Alderighi – il morale è a terra. Da domenica non guardo i social e non leggo i giornali». Ma quella pagina pubblicitaria ha “dribblato” il muro: «Sono soltanto fortunati e lo dimostra il fatto che se avessero fatto oggi quello che hanno fatto 36 anni fa, con il regolamento attuale avrebbero saltato per squalifica come minimo anche il Palio successivo. Restituire quel cencio? Noi nel 1985 siamo arrivati primi. Non c’è altro da dire». Fino al prossimo sfottò.
Francesco Turchi
Marco Sabia
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