Sicurezza
Padre e figlio autori dei cenci per i successi di Borgonovo
Le ultime due vittorie biancorosse risalgono al 1995, anno dell’opera di Cino, e a domenica scorsa, con il drappo dipinto dal figlio Giosuè
FUCECCHIO. Probabilmente era destino, anzi a guardare tutti i segni, i simboli e le coincidenze, quasi certamente lo era. Con la vittoria di Borgonovo al Palio, si è creato un particolare curioso: i biancorossi attendevano di vincere dal 1995, quando l’autore del cencio fu Antonio Cino, compianto maestro elementare e artista a tutto tondo; il cencio che hanno riportato in sede domenica, invece, l’ha realizzato Giosuè Cino, che di Antonio è il figlio e dal quale ha ereditato l’amore per l’arte a 360 gradi. La cabala ha voluto che i due drappelloni frutto della medesima passione e del medesimo dna, si ritrovassero accanto appesi allo stesso muro della contrada.
Ma non finisce qui: la famiglia Cino – originaria di Carbonia, in Sardegna – da quando si è trasferita a Fucecchio, ha sempre vissuto proprio in Borgonovo, in via dei Cadolingi; Giosuè, che fa il dentista, inoltre ha lo studio in Borgonovo. Sul suo drappo c’è anche un messaggio nascosto dalla controtela, che recita “Ciao babbo”: due parole lasciate dal figlio al padre, come se già sapesse che idealmente così l’avrebbe rincontrato a due anni e mezzo dalla sua scomparsa. Nei due cenci, in più, c’è il sangue: salvifico nel drappellone di Antonio (il Palio era nato come evento clou della settimana del donatore di sangue Fratres), mortale (da Covid) in quello di Giosuè.
E ancora: il fortunello dei biancorossi – colui che va a prendere il cavallo avuto in sorte alla tratta – è nato nel 1995, quando Borgonovo vinse il quarto (e fino a domenica ultimo) cencio. Poi l’arrivo in rimonta al fotofinish (come nel 1995) e l’aver vinto con un fantino proveniente dalle corse in ippodromo (Gavino Sanna), come nel 1995 (l’allora esordiente Massimo Donatini). Insomma, questo cencio non voleva muoversi “da casa”.
Marco Sabia
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