Il Tirreno

Pontedera

«Uno di noi, sempre legato agli amici e alle sue origini»

Nilo Di Modica

santa maria a monte: il ricordo di alberto vanni 

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SANTA MARIA A MONTE. Campione nel campo da gioco e non solo, naturale indossatore di una dote, l’umiltà, che oggi è sulla bocca di tanti amici e compaesani, che parlano di Romano Fogli con la voce rotta dall’emozione. Qualcosa di raro che si perde, insieme a quell’attaccamento tenace al paese di origine, dove fogli aveva mosso i primissimi passi.

«Le prime scarpe da gioco probabilmente glie le fece mio padre nella sua bottega – ricorda Bruno Marmugi, santamariammontese oggi residente a Livorno. – Romano era molto giovane e veniva da mio padre Enrico, che faceva il calzolaio a due passi dalla chiesa. Erano gli anni ’50 e nessuno di noi navigava nell’oro. Il padre di Romano, mattonaio, non vedeva di buon occhio la passione del figlio per il pallone, perché si rovinava le scarpe. Da ragazzo per un po’ ha lavorato in bottega con noi». «Ancora ricordo quando gli demmo il Pergamo d’Oro – ricorda Alberto Fausto Vanni, amico di famiglia. – Con il mio babbo Giancarlo erano grandi amici. Per anni in casa ci siamo raccontati di quando, poco dopo l’approdo al Torino nella seconda metà degli anni ’50, Romano si comprò la sua prima macchina: una Fiat 600, che riportarono poi insieme a Santa Maria a Monte. Dopo la scomparsa di mio padre pochi anni dopo, poi, non si è mai dimenticato di me e mio fratello per anni, anche in occasione delle feste: nel ‘64, dopo la vittoria del campionato venne persino a trovarci al campeggio a Vada e si mise a giocare a pallone con noi ragazzi».

Ricordi familiari, che intrecciano le storie del comune anche con le città con cui il calciatore ha avuto a che fare: Bologna, in particolare, legava lui a un altro grande protagonista dello sport di casa nostra come l’allenatore Renzo Ulivieri. «Un pezzo di storia del calcio italiano che se ne va, che oggi vivo malissimo – dice il presidente dell’Associazione nazionale allenatori – Sono stato 6 anni a Bologna e so bene che cosa Romano rappresentasse per quella città: una bandiera e una memoria collettiva, insieme a tanti altri che non ci sono più, come il capitano Giacomo Bulgarelli».

«Se ne va un pezzo della storia del nostro paese, nel quale ha sempre fatto ritorno – ricorda la sindaca Ilaria Parrella – La “zanzara”, come era soprannominato dagli addetti ai lavori per questa sua caratteristica di essere un uomo-ovunque in campo, si diceva a Bologna che giocasse con lo “smoking”, per quel suo stile inconfondibile, bello da vedere nella corsa pulita e armonica, nel tocco del pallone, , sempre dettato dalle esigenze della squadra. Uno stile che non lo portò mai ad essere un “inarrivabile”, come impone l’icona del calciatore moderno, bensì sempre accessibile a tutti: recenti sono i ricordi di quando si fermava al bar nel centro del paese e con gli amici conversava riandando con la memoria al tempo glorioso che fu. Anche in occasione della presentazione del suo libro “Classe e lealtà mondiali” non sono mancati i ricordi del suo paese a partire dai primi calci al pallone in piazza della Vittoria. Un altruista, un genuino, un uomo semplice».

Nilo Di Modica

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