Gioco
Dante e la Madonna che schiaccia il virus nel cencio di Cino “orfano” del popolo
Niente boato e tradizionale “assalto” portafortuna il drappellone dei sogni svelato davanti a 240 figuranti
Marco Sabia
fucecchio. Tra i momenti più suggestivi della settimana del Palio, c’è sicuramente la presentazione del cencio: prima del Covid, era da brividi assistere al giubilo dei contradaioli, i quali per accattivarsi la buona sorte fanno “a gara” a toccare col proprio foulard il drappellone di stoffa che andrà in dono alla contrada vincitrice domenica. In questo 2021 – con l’ingombrante e inquietante presenza del coronavirus – tutto ciò non era purtroppo concepibile: la presentazione del drappellone dipinto dal medico vaccinatore e artista Giosuè Cino è stata riservata a pochi intimi (20 figuranti a contrada) nell’area di Parco Corsini; tutti gli altri contradaioli hanno dovuto scoprire l’opera d’arte in tv o sui canali social.
Non è stato possibile assistere al boato della gente, perché fino al 2019 il cencio che veniva portato da alcuni figuranti in costume storico era come se “librasse” sulla folla estasiata e festante. Ma d’altronde – prendendo in prestito il titolo di un’opera teatrale di Pirandello – così è (se vi pare). Il drappellone, comunque, è pieno di significati e simboli, attuali e passati: al centro c’è la Madonna della pandemia, la quale schiaccia un serpente che tiene in bocca il coronavirus. La Madonna è una madre che salva, sia in senso religioso che laico, portatrice di speranza e di vita. Al di sotto, ci sono dei teschi che rappresentano i morti causati dalla pandemia. E – visto che quest’anno ricorre il 700° anniversario dalla morte del Sommo Poeta – c’è anche un passo di Dante. In alto a sinistra c’è un ulivo, in segno di pace e di speranza. E poi c’è la Torre di Mezzo di Parco Corsini, le cui scale sono il simbolo del percorso di vita che ognuno fa. Giosuè Cino – medico dentista che ha prestato servizio all’hub vaccinale di Fucecchio – lo ha realizzato in 12 giorni, come 12 sono le contrade del Palio di Fucecchio. Non poteva fare diversamente, perché la disputa del Palio di Fucecchio è stata in bilico fino all’ultimo. Cino – artista a tutto tondo, figlio del compianto maestro elementare Antonio, anch’egli padre di due cenci, nel 1987 e 1995 – si è praticamente dedicato a tempo pieno a quest’opera, che come aveva raccontato nei giorni scorsi “non l’aveva fatto dormire la notte”.
Il cencio è dedicato in primis a San Candido, dato che fra due domeniche si festeggia il santo patrono di Fucecchio.
Ma Cino ha nella testa anche tante altre dediche: «Il cencio è intitolato a San Candido ma è un’opera per i contradaioli e per la loro passione, per tutti i fucecchiesi che hanno rispettato le regole e per chi come me ha prestato servizio all’hub vaccinale. È un cencio particolare, figlio di un periodo non semplice dopo un anno in cui questa manifestazione è rimasta ferma. Ho raffigurato una Madonna di piazza, una Madonna di tutti, che secondo la tradizione, durante la peste del 1630 tenne lontana l’epidemia, ricevendone una macchia sul volto. Ora la invochiamo perché ci consoli e ponga fine all’attuale pandemia». Di sicuro sarà il cencio più atteso di sempre, appunto perché la storia del Palio è rimasta al 2019 e alla splendida vittoria di Sant’Andrea con Gavino Sanna su Red Riu.
Intanto oggi andrà in scena l’appuntamento preparatorio più atteso: la tratta. Non più in piazza Montanelli ma alle 18 nell’ex cava dove si corre il Palio, in questo nuovo scenario 2.500 paganti (costo del biglietto 5 euro) potranno assistere all’assegnazione a sorte dei 12 cavalli alle contrade. Visto il livello dei cavalli iscritti alle previsite (iniziate ieri), i capitani hanno tutti i margini per dar vita ad un lotto dove ogni contrada può sperare di fare un Palio da protagonista.
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