Sicurezza
Dai trionfi con Bologna e Milan alla scuola calcio coi ragazzini
Amante della sua professione e del suo paese si divertiva a trasferire sui bambini le sue conoscenze e la sua filosofia di gioco
la carriera
Aveva giocato nel Torino, con quei colori granata “figli” del Grande Torino scomparso tragicamente pochi anni prima scolpiti sul cuore. E di quel mondo, fatto di valori, di bandiere come Valentino Mazzola, di attaccamento alla maglia, di rispetto degli avversari, Romano Fogli aveva fatto la sua missione. Da calciatore poteva vantare uno scudetto col Bologna, con gol decisivo nello spareggio 1964 con l’Inter, lui ultimo eroe ancora in vita di quel meraviglioso trionfo. E una Coppa Campioni e una Coppa Intercontinentale con il Milan. Da allenatore il suo palmares era molto diverso. «Ai piccoli calciatori che alleno e ai quali insegno i rudimenti del gioco del pallone, comincio sempre dal rispetto per l’avversario, oltre che per i compagni – diceva pochi anni fa – Sono contento di essere utile alla società del mio paese, Santa Maria a Monte. Sono convinto che, partendo dalle fondamenta, si possa costruire con questi ragazzi qualcosa di importante». Una filosofia di vita e di sport raccontata dal giornalista Giuliano Musi, e nella fase iniziale del progetto incoraggiata dal figlio Mirko, nel libro “Romano Fogli, classe e lealtà mondiali”. Un titolo che sintetizza al meglio il Fogli uomo. Una pacatezza merce sempre più rara nel calcio moderno. «Un tempo era lo stesso allenatore a insegnarti come evitare di fare del male all'avversario, a giocare di tattica, temporeggiare, agire d'astuzia. Oggi, per tante altre ragioni, non è più così» spiegava proprio nei giorni dell’uscita del libro Romano Fogli.
A.B.
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