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Il ritorno dei calzaturifici alla Fiera Sani: «Fondamentale per ripartire»

Nilo Di Modica
Il ritorno dei calzaturifici alla Fiera Sani: «Fondamentale per ripartire»

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san miniato. Tornare alle fiere per tornare alla normalità, perché se le scarpe si possono vendere anche on line, la pelle « la si deve toccare con mano, annusare, vedere». Questo lo spirito con il quale molti operatori del settore calzaturiero santacrocese si affacciano a partire da oggi al Micam di Milano, salone internazionale promosso da Assocalzaturifici e leader mondiale del settore in programma fino a martedì alla Fiera Milano (Rho).

«C’è un gran bisogno di normalità ed il ritorno alle fiere, tanto più con l’abbinamento con Lineapelle, è sicuramente una grande occasione per ricominciare – dice Luca Sani, presidente di Toscana Manifatture e titolare del calzaturificio Buttero di Stabbia, nell’Empolese –. Appuntamento importante che, per l’importante vetrina che rappresenta, da ora in poi dovrà sfidare sempre più il vecchio modello di fiera, da tempo messo in discussione. Penso ad un apertura all’esperienza digitale, ma anche a quell’insieme di interazioni in grado di accompagnare il ritorno a casa di operatori e clienti anche dopo la fine del grande evento, sullo stile di Pitti Uomo».

La sensazione di quest’anno è che ci saranno addetti soprattutto provenienti dall’Italia e da qualche Paese europeo. Del resto, i numeri del Covid nel mondo non lasciano molti spiragli dal punto di vista degli spostamenti, aumentando l’incertezza che regna nel comparto di pelle e cuoio dall’inizio della pandemia.

«Pochi extraeuropei, asiatici e americani. Il settore moda non è come gli altri, ha bisogno di altri tempi di ripresa – continua Sani –. Ma appuntamenti come il Micam possono essere fondamentali per mettere in contatto chi produce e chi compra, creando quel tipo di empatia insostituibile nel nostro settore. È un periodo delicato, in cui ci si rifugia nei grandi marchi a scapito talvolta di quelli piccoli e indipendenti che soffrono ancora molto, indipendentemente dalla qualità del prodotto. Troppe, poi, ancora le incertezze dovute alle misure del governo, fra licenziamenti e green pass».

Eppure i numeri a disposizione proprio di Assocalzaturifici sono confortanti. Nel secondo trimestre dell’anno emerge infatti un forte recupero nei principali indicatori dopo l’impennata già registrata a marzo. Un rimbalzo legato soprattutto al confronto con i mesi post lockdown. Le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Moda mostrano incrementi a doppia cifra sull’anno precedente: aumentano sia la produzione industriale (+13 per cento) che il fatturato (+22 per cento), oltre alla spesa delle famiglie (+17,4 per cento); fa ben sperare l’export (+31, 5 per cento in valore). Resta però ancora elevato il gap coi livelli pre-Covid. Se le vendite estere, grazie al terzismo per le multinazionali del lusso, limitano il divario col 2019 attorno al –5% in valore (ma con un –11% in quantità nei primi 5 mesi), domanda interna, produzione industriale e fatturato restano ancora al di sotto dei livelli, già peraltro poco soddisfacenti, di due anni addietro: per 7 aziende calzaturiere su 10 il fatturato e ancora nettamente inferiore.

Meglio il mercato interno. Ancora da recuperare invece quanto lasciato sul terreno occupazionale: 2000 addetti in meno da inizio anno, 3000 includendo anche la componentistica.

Nilo Di Modica

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