La manifestazione
Comprensorio del Cuorio: prestito Covid, restituiti i soldi utilizzati per comprare mobili
L’imprenditore è originario di Pontedera e fa il rappresentante di calzature
Firenze. Il Tribunale del Riesame di Firenze ha accolto il ricorso dell'imprenditore originario di Pontedera, rappresentante di calzature nella zona del cuoio e empolese, e la cui famiglia ha interessi a Montecatini Terme, Firenze, Viareggio, Forte dei Marmi, Milano, e ha disposto la immediata restituzione delle somme sequestrate, circa ottomila euro: i soldi erano una parte del “prestito Covid” da 25mila euro, ed erano stati utilizzati per estinguere un precedente finanziamento relativo ai mobili di casa.
In sostanza, il Tribunale del Riesame di Firenze ha disposto l'annullamento del decreto di sequestro preventivo ai fini della confisca emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze – l’inchiesta era stata condotta dalla compagnia di Empoli – nei confronti del 44enne, come detto originario di Pontedera, figlio di un imprenditore attivo nel settore della moda.
Il Tribunale ha accolto in pieno le argomentazioni dell'avvocato Gerardo Marliani, patrocinante in Cassazione ed esperto in materia, nell'interesse dell’imprenditore accusato del reato di "malversazione" ai danni dello Stato per aver utilizzato parte del finanziamento Covid a tasso agevolato ricevuto nel maggio dello scorso anno grazie al decreto liquidità n. 23/2020, per finalità personali estranee alla propria attività. L'imprenditore era stato raggiunto dalla notifica del decreto di sequestro mentre si trovava a Santa Maria di Leuca per trascorrere un breve periodo di vacanza nel basso Salento. Stando all’ipotesi accusatoria, l’imprenditore, dopo aver ottenuto da un Istituto di Credito l’importo di 25.000 euro a titolo di finanziamento a tasso agevolato, ne avrebbe utilizzati 8.000 per finalità personali estranee all’attività svolta: avrebbe, infatti, utilizzato parte del finanziamento ricevuto per estinguere un prestito personale contratto in precedenza per l’acquisto di arredamento destinato alla propria abitazione.
Una pronuncia destinata a fare giurisprudenza.
«Le ragioni dell'accoglimento del ricorso proposto contro la misura cautelare reale del sequesto preventivo ai fini della confisca - spiega l’avvocato Marliani - risiedono essenzialmente nella dirimente circostanza che i finanziamenti in questione non sono stati erogati direttamente dallo Stato o da altro ente pubblico, ma da soggetti privati (principalmente banche) e pur essendo agevolati non sono a "fondo perduto". Sta di fatto che la condotta di distrazione parziale o totale delle somme ricevute a titolo di prestito, ove non accompagnata dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione, non comporta l’automatica attivazione della garanzia pubblica e, di conseguenza, neppure la configurabilità del reato di “malversazione” ai danni dello Stato».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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