La manifestazione
«A Navacchio un capannone pieno di stracci: una discarica»
cascina. «Per anni abbiamo guardato da lontano la Terra dei Fuochi, pensando che la cosa non ci riguardasse: poi abbiamo visto che cosa è accaduto nella nostra provincia nelle ultime settimane e abbiamo realizzato che certi fenomeni sono più vicini di quanto pensassimo». A smuovere le acque, anche della politica, ha provveduto il sindaco di Cascina Michelangelo Betti: «Anche qui a Cascina non ne siamo certo immuni: pensiamo solo a quel capannone nella zona industriale di Navacchio, subito di là dalla superstrada, colmo di stracci come fosse una discarica».
«Se poi ci spostiamo verso San Frediano, invece, troviamo l'ex DecoIndustria che stoccava e smaltiva rifiuti in modo illegale» ha spiegato Betti aprendo la tavola rotonda sul tema “Lavoro e ambiente, fra la borsa e la vita?” organizzata venerdì scorso al circolo “Tellini” di San Prospero per l'11esima festa provinciale delle Acli pisane. Un dibattito aperto dagli interrogativi del presidente delle Acli provinciali di Pisa Paolo Martinelli. «Come conciliare il tempo di cui avremmo bisogno per riflettere e costruire nuovi modelli di sviluppo e coinvolgere i cittadini nelle decisioni con la necessità di fare in fretta per contrastare i già evidenti effetti dei cambiamenti ambientali e di costruire quelle riforme ben fatte di cui ha bisogno urgente il nostro Paese?». E che ha preso le mosse da “Preti verdi: l'Italia dei veleni e i sacerdoti simbolo della battaglia ambientalista” (edizioni Terra Santa), il libro inchiesta del giornalista Mario Lancisi. «Sacerdoti politicizzati? Tutt'altro, anzi dal punto di vista dell'ispirazione ecclesiale sono quasi tradizionalisti: pensate che nella Valle del Mela, la zona più inquinata di tutta la Sicilia, la battaglia contro l'inquinamento la porta avanti don Giuseppe Trifirò, un parroco di 80 anni che s'ispira alla Rerum Novarum».
La questione, però, tocca molto da vicino anche il mondo delle imprese come ha evidenziato anche il professor Marco Frey, direttore del master in “Gestione e controllo dell'ambiente” della Scuola Sant'Anna: «È la durata che garantisce la qualità del made in Italy in questo settore, il fatto che un tavolo o un armadio possano durare anche cinquant'anni», ha sottolineato per spiegare che «sì l'Europa ha scommesso tantissimo su un nuovo modello di sviluppo, mettendo sul piatto risorse che in passato non ci sono mai state».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
