Toscana
«Grazie a tutti, stiamo in attesa delle scelte uniti nella preghiera»
Mons. Alberto Silvani si rivolge ai fedeli dopo quanto deciso per il suo compleanno
La Lettera
Questa volta tocca a me compiere i 75 anni, e secondo le prescrizioni ho rassegnato le dimissioni da vescovo di Volterra nelle mani di papa Francesco. Ho ricevuto auguri e complimenti da tante persone e associazioni (ma auguri e complimenti di che? Esser nato presto?). Ringrazierò ciascuno personalmente, come sarà possibile.
Qualcuno mi dice: «Venga da noi»; qualcun altro: «Resti qui, il suo aiuto è necessario e noi la tratteremo bene». Mi affido alla Provvidenza del Signore, non faccio progetti, perché così ho imparato a fare. Da giovane avevo qualche proposito, che però è sfumato nei miei primi anni di ministero: mi sono abituato a fidarmi della Provvidenza.
I sentimenti, i rimpianti del passato e i propositi per la vecchiaia li ho espressi nell’ottava Lettera pastorale del 3 ottobre 2020, e non sto a ripeterli. Passano per tutti le cose di questo mondo, e andiamo verso l’eternità. Il tempo non aspetta che noi siamo pronti, ma procede per conto suo: Fugit irreparabile tempus, il tempo fugge in maniera irreparabile (Verg. Georg. III, 284). Bisogna quindi accettare di scomparire, ringraziando Dio e tantissime persone buone per i benefici che ci hanno donato, e lasciare spazio a chi saprà far meglio di noi.
Gli organi competenti stanno facendo le consultazioni per provvedere alla successione. Come al solito, sono e saranno consultati clero e laici, e questi ultimi saranno i più ascoltati. Nella regola di san Benedetto (cap. 3, v.3) è scritto che la responsabilità di ogni scelta è unicamente del Padre Abate, il quale però prima di decidere ha l’obbligo morale di consultare tutti i monaci, perché il parere migliore può venire dal monaco più sprovveduto.
La nomina di un vescovo, come anche quella di un parroco, non è oggetto di contrattazione, se non nella preghiera. Le raccomandazioni sottobanco, il cercare la persona influente per guidare una decisione e altri sotterfugi del genere, fanno parte della più bassa e abietta politica. Pertanto rivolgo un caloroso invito a tutti di vivere questo tempo di attesa nella preghiera, sia perché lo Spirito illumini chi è preposto alle decisioni, sia perché accettiamo nella fede la persona che sarà scelta. Il cambiamento del vescovo è sempre una occasione di ripresa.
Un’ultima considerazione. Le scelte dell’autorità non sono imposizioni dall’alto, ma la conseguenza della realtà che si va creando. Il 1° maggio del 418 a Cartagine nel concilio contro Pelagio Sant’Agostino radunò 214 vescovi africani. Due secoli dopo sulla costa mediterranea dell’Africa non c’erano più sedi vescovili. Se tra 100 anni in Toscana ci saranno tre diocesi, o una sola, non sarà colpa di chi decide, ma la conseguenza della situazione storica che si sarà creata in seguito al venir meno della presenza dei cattolici. Il pericolo viene dall’interno, non dall’esterno.
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