Sicurezza
Jacopo vuole finalmente diventare Jessica, ma l’immancabile burocrazia blocca l’iter
La storia di un giovane della provincia di Pisa che ha affrontato il percorso psicologico a Torre del Lago, poi tutto si è bloccato
PONTEDERA. Jacopo ha 22 anni e vive in provincia di Pisa. Fin dall’adolescenza ha sentito di avere un corpo incongruente con il genere che vive come proprio a livello intimo e psicologico. Dopo anni di incertezze Jacopo, che amici e familiari già conoscono con il nome di Jessica, decide di affrontare il percorso per la valutazione psicologica e psichiatrica per disforia di genere e quindi per cambiare identità.
Gli viene consigliato (usiamo il maschile per raccontare la vicenda su sua richiesta) di rivolgersi al consultorio transgenere di Torre del Lago. Quella del giovane è una condizione caratterizzata da una forte e persistente identificazione col sesso opposto associata ad ansia, depressione, irritabilità e spesso desiderio di vivere come genere diverso da quello della nascita. Viene preso in carico dal consultorio torrelaghese – questo succede ormai un anno fa – per iniziare l’iter necessario per poi arrivare a cambiare sesso con un intervento chirurgico. Ma le difficoltà non mancano. Il percorso si sta rivelando a ostacoli, soprattutto per la burocrazia.
Liste bloccate, forse anche per le conseguenze della pandemia che imporranno prima o poi una riorganizzazione degli ospedali e dei servizi sul territorio.
Terminata la fase con i medici e il personale del consultorio di Torre del Lago, che si sono rivelati molto disponibili e preparati, Jacopo che spera di potersi finalmente chiamare Jessica a tutti gli effetti, si scontra contro il muro delle “carte”, delle indicazioni che restano senza seguito e delle prenotazioni che non arrivano. La valutazione del primo step è positiva per raggiungere quello che Jacopo si aspetta (nella fase precedente all’intervento già la persona si fa chiamare con il genere che si appresta a raggiungere). Ma prima di operarsi il giovane dovrà fare almeno dieci mesi di terapia ormonale.
Qui cominciano i problemi. Da quattro mesi non riesce a prenotare una visita dall’endocrinologo per continuare il percorso ospedaliero previsto ogni volta che vengono riconosciuti disturbi di identità di genere. Le agende delle prenotazioni dell’azienda ospedaliera di Pisa, per queste specialistiche, sono chiuse o comunque inaccessibili.
«Dal maggio scorso non sono ancora riuscito a prenotare due visite fondamentali per iniziare con il Percorso Dig. Il consultorio di Torre del Lago mi ha dato un numero di Cisanello ma non sono mai riuscito a contattarlo. Ho cercato di telefonare anche in orari diversi, ma mai nessuna risposta. Al Cup di Pisa mi hanno detto di chiamare il 23 agosto, dopo le ferie. Ho provato nella data consigliata, ma niente da fare. Tutti mi dicono che devo andare da un endocrinologo privato, ma come è possibile?» .
Da alcuni giorni Jessica si è rivolta anche a un’associazione, il Team Deri di Cascina, che solitamente si occupa di malati di Sclerosi laterale amiotrofica e che in passato ha seguito un suo parente. Confida le sue difficoltà alla presidente che si offre di aiutarlo.
«Come associazione – spiega Stefania Mazzucchi – stiamo cercando di aiutare questa persona a capire come affrontare l’ostacolo più grande, che pare quello della burocrazia. Tutti se ne lavano le mani con scuse varie. Forse qualcuno penserà che è colpa del Covid ma credo che invece a nessuno interessi».
In mezzo a questo peregrinare di telefonate e richieste c’è anche il colloquio con il dottor Domenico Canale, endocrinologo e andrologo dell’ospedale di Pisa (siamo al 5 agosto) e che Jacopo ringrazia per essersi interessato alla sua storia e per avere a cuore il percorso Dig. Secondo quest’ultimo medico, i problemi sono dovuti al nuovo programma aziendale e regionale 2.0 che non permette agli specialisti di inserire alcun appuntamento nelle agende di primo livello. Il paziente può provare, secondo il medico, a prenotare un appuntamento al Cup chiedendo la disponibilità all’ambulatorio disforia di genere presso l’endocrinologia di Cisanello. Il tempo passa ma non arriva niente di concreto. Da qui la decisione del 22enne di rendere pubblica la sua storia, sperando così che ospedale di Pisa e Regione si attivino per garantire il percorso assistenziale previsto dalla normativa per chi vuole cambiare genere, utilizzando il sistema sanitario pubblico. Invece di lasciare nell’incertezza chi già vive una battaglia interiore, costretto a rivolgersi a cliniche private con costi che spesso non sono alla portata di tutti.
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