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Pontedera

l’iniziativa 

Carote, zucche e pomodori: l’orto solidale degli anziani

Paola Silvi
Carote, zucche e pomodori: l’orto solidale degli anziani

Nella frazione del Romito un gruppo di pensionati coltiva ortaggi e frutti vari e li regala a chi ha bisogno: «Una pratica preziosa» dice l’assessora Cocilova

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PONTEDERA. Arrivano al mattino presto. Raschiano le erbacce, preparano i solchi, depositano le piantine e, magari, raccolgono i frutti. Fra gli spazi verdi recintati. Tra le fila di campi coltivati.

Sono i pensionati degli Orti del centro della terza età, a due passi dal terzo ponte, nella frazione del Romito. Cento metri quadrati a testa: geometria di insalate, pomodori, zucchine, una casina a disposizione per l’acqua fresca e gli attrezzi, l’angolo lettura, ombrelloni e tanta voglia di fare.

Ogni orto, una storia. E ora ogni orto, un dono. Perché i pensionati hanno deciso di condividere parte del loro raccolto con le persone che hanno più bisogno. C’è sempre un frutto, insomma, per una bocca da sfamare, una verdura per una mamma che deve cucinare la minestra al suo bambino. Una missione di gentilezza e solidarietà che, in poco più di un mese, ha già visto partire tre volte il camioncino arancione pieno di prodotti della terra. Gustose melanzane, zucche lunghissime, pomodorini gialli, carote, fagiolini e peperoni stipati in una decina di casse per ogni viaggio. Dagli orti, grazie alla collaborazione con la cooperativa Arnera e il circuito sociale del comune di Pontedera, raggiungono l’emporio civico o la mensa della solidarietà della Misericordia e da qui vengono smistate alle famiglie che ne hanno necessità.

«L’idea – spiega Umberto Brogi, ragioniere in pensione, al suo secondo mandato di presidente del Consiglio degli Orti – è partita con l’insediamento del nuovo direttivo. È un piccolo gesto ma siamo felici di aiutare, di renderci utili». Orti delle delizie, reminiscenza del paradiso perduto, memoria condivisa dalle civiltà più antiche. Come condivisi sono oggi i risultati degli orti urbani, tra i cittadini più in difficoltà.

«Sono stata invitata a partecipare all’iniziativa da Giovanni Russo diventato da poco membro del consiglio – racconta Belinda Caglieri, ex sindacalista, da sempre impegnata nel sociale – Giovanni ha proposto di regalare, in questo periodo favorevole per il raccolto, un po’ di frutta e di verdura a chi ogni giorno lotta con privazioni e ristrettezze». Lei e Giovanni si sono conosciuti su un altro tipo di campo, quello della fabbrica, della cassa integrazione. In trincea dunque per ottenere diritti, conservare il lavoro.

«Giovanni è un ex operaio della Tmm, azienda chiusa dopo una lunga battaglia – riavvolge il filo della memoria Belinda – Io andavo la mattina a portare il pranzo agli operai che manifestavano e presidiavano davanti alla ditta. Così è nata la nostra amicizia. Poi Giovanni si è trasferito a Pontedera e ha fatto domanda per un orto». Per ottenere un’area da coltivare si avvia la richiesta al Comune che stila una graduatoria e poi assegna in base ai requisiti.

E così l’ortoterapia, come si chiama adesso, si declina in mille modi diversi. Si zappa per diletto contro la solitudine e i disagi dovuti all’età ma, con questo progetto, si zappa anche per generosità. Contro la fame. Contro le emergenze economiche. E tutto diventa un po’ più semplice, un po’ più familiare. Come i nonni su cui puoi sempre fare affidamento. «Quando decidevamo di fare la raccolta – entra nel merito Brogi – posizionavamo una cassetta all’inizio di ogni fila di orti. Chi voleva, quando voleva, sceglieva alcuni prodotti dal suo quadrilatero e li posizionava nella cesta. La mattina presto poi caricavamo». Ognuno dà quel che può. Senza obblighi ma puro altruismo. Cuore, braccia, gambe. Ortaggi rigogliosissimi e una mano a chi ha bisogno. Una gara di fratellanza a colpi di verdure.

«Quella degli orti sociali – commenta Carla Cocilova, assessore al sociale di Palazzo Stefanelli – è un’esperienza che viene da lontano e che è fondamentale non perdere. Superato il periodo di pandemia, che ha messo a dura prova anche questa realtà, proviamo a ripartire. Da una parte l’aggregazione degli anziani, indispensabile per il loro benessere, dall’altra la dimensione della solidarietà. Con l’intervento degli ortolani aumenta l’offerta, le possibilità di acquisto con i buoni spesa, migliora la qualità dell’alimentazione e il nostro sistema di rete. Sono davvero orgogliosa della nostra comunità che sa legare vari ambienti, con l’obiettivo di contrastare ogni forma di marginalità».

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