Sicurezza
Scuola, gli spazi sono tiranni: rischio classi troppo affollate
Il distanziamento solo “raccomandato” complica ancora di più il lavoro dei presidi E il trasferimento della Curtatone al Palazzo blu ha creato un effetto domino
Paola Silvi
pontedera. Tempo di traslochi, banchi monoposto e aule sfruttate fino all’ultimo centimetro per gli istituti superiori pontederesi. Perché se finalmente è chiara la mappa degli spazi che ogni scuola avrà a disposizione, il distanziamento solo “raccomandato” e non più obbligatorio riavvicinerà gli studenti. «Non ci sono alternative – spiega il preside del liceo XXV Aprile Sandro Scapellato –. Abbiamo utilizzato tutti gli ambienti e li abbiamo trasformati in classi. Non restano che i bagni». E la fotografia di una scuola superaffollata non è una provocazione, ma la pura realtà. Il trasferimento della Curtatone al Palazzo blu ha creato una sorta di effetto domino sugli altri istituti che si sono trovati costretti a ripensare la sistemazione delle aule.
Così dopo settimane di aggiustamenti, ipotesi, proteste dei genitori, richieste d’intervento dal parte di Comune e Provincia e calcoli strutturali la soluzione, almeno sulla carta, è arrivata. L’istituto Marconi ha lasciato libero un piano dell’edificio di via Mattei che a settembre accoglierà allora le medie e alcune classi del liceo Montale e ha occupato 6 aule del liceo classico e 10 del Fermi. Il risultato però fa discutere. Perché ogni istituto dovrà rinunciare a biblioteche, laboratori e aule ricreative. Perché la sicurezza, con il distanziamento “solo se si può”, apparso nella nota inviata alle scuole dal ministero, è a rischio. «A settembre – entra nel merito Scapellato – avremo 47 aule pronte ad accogliere 47 classi ma in alcuni casi la capienza è massima». Il problema è quello delle classi pollaio con 28, 29 ragazzi. «Stiamo facendo il possibile. Speriamo in un organico aggiuntivo che abbiamo richiesto; se arriverà ci permetterà di sdoppiare le classi più numerose, in particolare le quarte e le quinte».
Non è cattiva volontà, insomma. È una scuola maltrattata, con edifici vecchi, con difficoltà croniche acuite dall’emergenza Covid. E con il paletto del 100% in presenza, ricorda Scapellato mentre rivendica il lavoro in trincea di questi mesi, di tutto il personale scolastico. «I ragazzi hanno voglia di stare insieme e per noi farli tornare in presenza è una gioia. Laddove non ci sono altre opzioni perché le aule sono troppo strette per stare lontani, sarà indispensabile che gli studenti siano responsabili: mascherine e igiene delle mani. Da parte nostra abbiamo già predisposto le procedure di sanificazione, i turni, i tracciamenti». Dello stesso avviso il dirigente dell’Iti Marconi Pier Luigi Robino, alle prese con il togli-e-metti dei banchi monoposto per recuperare gli spazi. «Assicuriamo una ripartenza completa con qualche sacrificio doveroso vista la necessità della Curtatone». Ma se le scuole scoppiano l’emergenza spazi si declina anche in liste d’attesa. Studenti che chiedono il trasferimento da altri istituti, ma che restano alla porta perché anche un solo banco in più manderebbe in tilt il sistema. Una decina ai licei, più del doppio al Marconi. In standby domande che arrivano da Pisa e da Cascina. Nel limbo chi pensa di aver fatto la scelta sbagliata e vuol cambiare indirizzo. «Cerchiamo di accogliere soprattutto i casi in cui i ragazzi si spostano in città al seguito di genitori che cambiano o perdono il lavoro. Ce la mettiamo tutta ma le circostanze non permettono molto altro», conclude Robino.
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