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Il macellaio “stellato” con l’amore per i film raccoglie in un libro oltre 100 locandine

Giacomo Pelfer
Il macellaio “stellato” con l’amore per i film raccoglie in un libro oltre 100 locandine

Andrea Falaschi ha pubblicato “L’imbroglio di carta”  «I manifesti cinematografici sono una passione viscerale»

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Giacomo Pelfer

san miniato. Lo trovi in vendita accanto a salami e bistecche. Basta andare in negozio, nella storica bottega di via Augusto Conti a San Miniato ma anche nello shop online, dove accanto alla finocchiona, al prosciutto di suino grigio e al pacco per la grigliata da giardino compare anche “L’imbroglio di carta”. Un insolito libro firmato dal macellaio Andrea Falaschi, 42 anni, quarto discendete di una tradizione familiare che nel ‘25 festeggerà il secolo di vita. È un macellaio col pallino per il cinema e soprattutto per le sue locandine. Quelle di carta appunto, quelle che fino a trent’anni fa tappezzavano anche gli angoli delle strade e delle piazze.

L’amore è sbocciato quando era bambino. «Un legame viscerale… da macellaio», lo definisce Falaschi, divenuto nel tempo un appassionato e instancabile collezionista di manifesti cinematografici, tutti catalogati e raccolti nelle circa 200 pagine de “L’imbroglio di carta”. Che è un omaggio alla propria collezione. Un’isola di se stesso in mezzo al mare di carne e insaccati che rendono celebri i Falaschi: un’istituzione per i sanminiatesi che ancora scendono alla bottega sotto casa, ma anche una tappa irrinunciabile per i turisti e per i tanti clienti internazionali che acquistano dal web. Del resto, non è un caso che lo scorso maggio il Financial Times abbia inserito la macelleria di via Conti tra le 50 migliori botteghe gastronomiche al mondo, unica toscana fra le sette del nostro Paese. E allora, in tutto questo, perché un libro sulle locandine dei film? «Ho dovuto precisare fin da subito che non si tratta di un libro di ricette – dice Falaschi – Se proprio vogliamo trovare un legame, è la passione. La dedizione che metto nel lavoro come nell’hobby che mi accompagna fin da piccolo, fin da quando aspettavo la fine del cinema d’estate per chiedere se potevo avere i manifesti. E poi c’è il materiale: la carta, fondamentale nel lavoro del macellaio. A parte questo, il libro è stato anche un modo per riempire il tempo in più a disposizione durante l’anno e mezzo di pandemia».

Realizzato insieme al grafico Andrea Lippi, “L’imbroglio di carta” fa seguito in realtà ad alcuni rimandi cinematografici che Falaschi aveva già inserito nel proprio bancone (sempre con l’aiuto di Lippi), come l’etichetta del salame al vino disegnata come omaggio a “Big Fish”, oppure quella del lonzino al vin santo ispirata alla grafica di Saul Bass per la locandina di “Vertigo”. «Anche per gli eventi che organizzo in bottega, come il jazz in macelleria – spiega Falaschi – cerco sempre di curare in modo particolare le locandine. È una cosa che ormai si sta perdendo, perché oggi prendiamo in mano il cellulare per vedere cosa danno al cinema, mentre prima la locandina era davvero il biglietto da visita di una pellicola. Da qui l’idea del titolo, l’imbroglio, perché ci sono capolavori del cinema con locandine mediocri e viceversa».

Il volume ha subito creato curiosità, anche fra i tanti clienti stranieri che ogni giorno acquistano dallo shop online. «Come si arriva a questi livelli? È il risultato di una tradizione generazionale – risponde Falaschi – nella quale bisogna sempre mantenere genuinità e umiltà. Oggi ci sono gli strumenti per fare tutto e per vendersi anche al di là dell’oceano, ma questi non devono degenerare la tua identità: sbassare la fettina di pollo alla signora del paese deve restare la parte più bella di questo mestiere».

La bottega deve restare tale dunque, anche se per il Financial Times è una delle migliori del mondo. «Sinceramente non ce l’aspettavamo – riprende –. Ci scrissero una mail chiedendo semplicemente delle foto per un articolo. Oggi è diventato più difficile ricostruire certi passaggi e sapere davvero chi viene a compare o a mangiare in bottega. Anche i turisti un tempo entravano con la Lonely Planet fra le mani, adesso ti vedono dal cellulare. È tutto più ermetico, più riservato. Come per le locandine del cinema, ancora una volta, è sparita la carta».

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