Sicurezza
Candele circondate dalla carta rossa «Basta con la violenza»
Corteo di cittadini a Monterotondo Marittimo in ricordo di Manetti, la donna uccisa a coltellate dal compagno, il volterrano Nicola Stefanini
Alfredo Faetti
monterotondo marittimo. Le fiaccole sembrano papaveri. La candela è circondata da carta rossa ondulata che ricorda i petali e la gente la custodisce con cura, perché la fiamma non si spenga. Perché resti viva per tutta la serata, come lo sarà per sempre il nome di Silvia Manetti (46 anni) a Monterotondo Marittino, paese in cui ha vissuto un anno prima di essere uccisa dal compagno, il 48enne volterrano Nicola Stefanini con due coltellate sulla strada del ritorno dopo la cena per festeggiare i tre anni della loro storia. Una serata che ha portato lei al funerale celebrato sabato nella sua Altopascio, lui nel carcere di Grosseto e Monterotondo a riunirsi in strada con una fiaccolata che vuole ricordare un gesto che la gente immaginava potesse accadere altrove, ma non qui. Il corteo inizia a radunarsi nella penombra del crepuscolo. Le fiamme sono ancora spente. Ci sono solo gli striscioni, i volti seri e foulard, maglioncini e giacche rosse: colore simbolo della violenza contro le donne. La banda accorda gli strumenti, la folla inizia a compattarsi in silenzio. Le donne, le ragazze e le signore che sorreggono gli striscioni portano lo slogan “Non una di meno”. «Quello che vogliamo condannare è il gesto, qualcosa di terribile che ci ha colpito nel profondo», dice il sindaco Giacomo Termine a nome di una comunità che si è riunita in piazza dove si affaccia il bar in cui Manetti lavorava. La banda parte con una musica sommessa, poi Termine prende la parola e parla di una ferita enorme. «Silvia era a Monterotondo da un anno ma ognuno di noi si ricorda un momento preciso vissuto con lei – dice –. Ognuno può aver stretto un rapporto in questo anno. Io spero che questa fiaccolata possa essere un abbraccio che arriva a Silvia e alla sua famiglia».
Ringrazia la risposta della comunità e ringrazia le associazione monterotondine che ogni anno organizzano eventi e momenti di confronto sul tema della violenza di genere, di qualunque natura possa essere. «Nessuno poteva immaginare quel che è accaduto», dice il sindaco e le persone tra la folla scuotono la testa, perché questo orrore era difficile immaginarlo in un piccolo borgo immerso nel verde delle colline. Invece è accaduto e allora «dobbiamo tenere alta la guardia», conclude Termine, annunciando che a settembre saranno organizzati dibattiti e altre iniziative per discutere della violenza sulle donne. Poi il sindaco smette di parlare, cala il silenzio e il corteo s'incammina lungo la strada che circonda il borgo. Una lunga scia luminosa e silenziosa, capace di lasciare dietro di sé solo il rumore dei passi.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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