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Quando il tifo non ha confini 

Passione nerazzurra tra il Pisa e l’Atalanta

Paolo Falconi
Passione nerazzurra tra il Pisa e l’Atalanta

Alberto Gennai, da Buti, è abbonato allo stadio di Bergamo «Mollai Romeo e abbracciai la Dea; mi piace l’ambiente»

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Paolo Falconi

buti. Farsi 356 km (calcolati uscendo dalla porta di casa fino a entrare al cancello dello stadio) per seguire dal vero la propria squadra. «Che diventano 712 km se includiamo, ovviamente il ritorno» osserva Alberto Gennai di Buti. È da sempre un grande appassionato di calcio in particolare ed è un tifoso dell’Atalanta. Prima della pandemia, quando le tribune erano aperte, aveva l’abbonamento allo stadio di Bergamo. Da anni era così. E ora che è ripartito il campionato spera che possa rivedere la Dea dalla tribuna.

«Ho iniziato da quando si affievolì il tifo per il Pisa e il grande Romeo ne abbandonò la guida. Sono 30 anni grosso modo, io ne ho 50». La prima partita che vide allo stadio della sua Atalanta fu contro la Fiorentina, al Franchi non a Bergamo.

Quindi si può dire che è passato da un nerazzurro all’altro? «No, no. I colori del Pisa non li ho abbandonati. Io vado a Bergamo con la croce del Pisa al collo. Diciamo che ho aggiunto la grande passione verso la Dea».

La curiosità di sapere come mai uno sportivo d Buti abbia pensato di passionarsi alla squadra bergamasca è tanta, anche perché gli orobici sono sulla cresta dell’onda da qualche anno, facciamo dieci, ma prima era piuttosto una squadra anonima. «Mi nacque dentro questa verve. Poi, frequentando quella squadra e quel tifo, ho capito che c’è un clima provinciale, senza offesa per quel termine. È ideale. Voglio dire – spiega Gennai – che se dopo la partita ti imbatti con dei giocatori e dirigenti, è facile scambiarci qualche battuta e fare dei selfie insieme».

In questo modo è in relazione con il presidente Antonio Percassi e con il direttore sportivo Gabriele Zamagna e «del responsabile di tutto il settore giovanile nerazzurri, Giancarlo Finardi, ho anche il cellulare. Ogni tanto ci sentiamo. Bravissime persone davvero. Con Percassi ci siamo incontrati e stati insieme anche nelle trasferte vittoriosa di coppa di Dortmund contro il Borussia, e poi a Manchester con il City».

Gennai è anche amico di alcuni giocatori del passato recente, come Ganz, Oliveira, ovviamente Pratali che è butese pure lui e ha giocato anche nell’Empoli. A casa ha centinaia di cimeli nerazzurri, dalle maglie autografate ai gagliardetti; pochi li espone nel suo ristorante Paccì a Buti. Ha quella “sudata” di Maurizio Ganz, quelle di Raimondi, Doni, Migliaccio, fino a quelle di Comandini e Magallanes, a testimoniare una passione vera, nata in anni certamente meno gloriosi, ma pieni di vita.

Ma davvero ogni partita in casa dell’Atalanta va al Gewiss Stadium? «No. Ci vado tre-quattro volte a campionato. E il mio abbonamento lo cedo agli amici di Bergamo e così aiuto una onlus con i suoi ragazzi. Ne sono molto fiero e non conosco neppure il nome dell’associazione. Succede anche che qualche amico bergamasco vada a mangiare nella trattoria e resti soddisfatto dei menù toscani: a nome dei “Semper in Trasferta” gli hanno portato la sciarpa celebrativa dei quarti di Champions League dell’anno scorso. Intonano cori da stadio come “Dai Dea non mollare, per gli ultrà, per gli ultrà, dai vinci per noi…”. Ah, dimenticavamoo: quando va a vedere la partita a Bergamo, Alberto Gennai, parte da solo. Ma lo fa con tutta la sua grande passione nerazzurra.

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