Il dolore
Errore in un intervento agli occhi: clinica e medico condannati a risarcire
Riconosciuto dal Tribunale lo sbaglio dell’oculista nell’impiantare lenti sovradimensionate per curare la miopia
SAN MINIATO. Soffriva di miopia e voleva risolvere i suoi problemi alla vista. Un intervento che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere risolutore e che alla fine ebbe un effetto peggiorativo con danni permanenti.
Un caso di presunta malasanità, stavolta nel mondo delle cliniche private, che ha portato nel tempo la paziente, una 46enne di San Miniato, residente in provincia di Firenze, a fare causa alla casa di cura di Lucca e al medico della struttura che le impiantò lenti poi rivelatisi di dimensioni errate per la patologia che avrebbero dovuto curare.
Il Tribunale di Firenze ha condannato medico e clinica a pagare una provvisionale di circa 20mila euro alla donna rinviando il quantum del danno patrimoniale in autunno. La paziente chiede un risarcimento di 400mila euro.
L’intervento con l’applicazione delle lenti sbagliate risale al 2013.
A causa della miopia sempre più aggressiva non riusciva a tollerare le lenti a contatto. Di qui la decisione di correggere il difetto alla vista con le lenti da impiantare, una valida alternativa al laser.
Prima un occhio, poi l’altro ricevono le lenti. I problemi, però, sono immediati.
La fase post operatoria diventa preoccupante. Non solo la vista peggiora. I dolori per quei corpi estranei negli occhi sono più di un disagio.
Passa circa un mese prima che l’oculista autore dell’intervento si renda conto che le lenti sono troppo grandi. Fino a quel momento aveva prescritto alla paziente degli analgesici per placare gli effetti di un’operazione mal riuscita anche se in quella fase ancora nessuno se ne era reso conto.
La miopia resta e in più subentra anche una forma di glaucoma che va ad aggravare la situazione rendendola ancora più drammatica per la paziente.
Un quadro scoraggiante che la induce a citare per danni casa di cura e medico oculista. E a distanza di otto anni arriva il primo pronunciamento nel merito della contestazione.
«Con riferimento alla prima voce di danno richiesta (danno biologico), la consulenza medico legale predisposta dal Ctu dà adeguatamente conto della ricorrenza dello stesso, della sua incidenza percentuale e della sua eziologica riconducibilità ai fatti per cui è causa. Accogliendo la domanda attorea per quanto di ragione, accerta e dichiara la solidale responsabilità del convenuto dottore e della convenuta casa di cura, condannando i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore della donna della somma di euro 19.249,58, a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, oltre interessi al tasso legale sull’importo devalutato all’epoca dei fatti (maggio 2013) e via via rivalutato anno per anno».
Alla voce danno patrimoniale il giudice scrive che «quanto ai danni patrimoniali, il Tribunale reputa necessario un ulteriore approfondimento, che passi attraverso un’attenta e ponderata disamina degli atti, nel contraddittorio dell’udienza ovvero nell’ambito di un’articolata discussione orale, ove il giudice possa sollecitare mirati chiarimenti. La regolamentazione delle spese di lite va, conseguentemente, differita all’esito del giudizio, ravvisandosi l’opportunità di una regolamentazione contestuale, anche in relazione alle posizioni già definite».
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