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Una cerimonia per ricordare le vittime della furia nazista

Andrea Chiavacci
Una cerimonia per ricordare le vittime della furia nazista

Deposte cinque rose rosse all’obelisco che commemora i 21 morti lungo l’Arno Il sindaco: «Riprendiamo il filo della memoria parlando dei nostri tempi più bui»

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Andrea Chiavacci

cascina. A settantasei anni di distanza dagli eccidi nazifascisti nella zona dell’ansa dell’Arno, tanti cittadini insieme alle istituzioni e alle associazioni, a cominciare dall’Anpi e a quelle delle forze armate, hanno voluto ricordare i morti nelle tante, troppe, azioni criminali messe in atto dai nazisti con l’aiuto di quei fascisti che erano rimasti dalla parte di Mussolini dopo l’armistizio dell’8 settembre. Il sindaco di Cascina Michelangelo Betti, insieme al presidente dell’Anpi di Pisa Bruno Possenti e al capo di gabinetto del prefetto di Pisa Antonella Oliva, ha depositato cinque rose davanti all’obelisco di Pettori, che ricorda i 21 morti lungo l’ansa dell’Arno nell’estate del 1944. Le cinque rose rosse sono per quei cinque ragazzi che furono fucilati a pochi metri di distanza dall’obelisco. Siamo davanti al muro lungo la via di Pettori dove don Ireneo, parroco del paese, ha tenuto una breve commemorazione. «Ricordiamo l’ora più buia per il nostro comune e le vittime inermi di quei giorni», ha detto il sindaco Betti nel suo lungo discorso. Possenti invece ha sottolineato come ancora oggi non bisogna abbassare la guardia: «C’è chi vuole intitolare una piazza al fratello di Mussolini, noi invece andiamo nelle scuole a parlare con i giovani. È lì che si costruisce un futuro migliore». Nell’eccidio del 9 agosto 1944 si contarono sei vittime, una di queste nella propria abitazione e i loro nomi sono riportati su una targa con la scritta “achtung banditen”: Varo Calderini, Francesco Bizzarri, Misach Manetti, Remo Giacomelli, Terzilio Giacomelli e Vincenzo Manetti. Il 4 agosto del 1944 il comando tedesco di presidio nella zona pisana diffuse un bando secondo cui tutti gli uomini di età compresa tra i 16 e i 50 anni avrebbero dovuto lasciare i monti perché stavano cercando dei partigiani rei, secondo quanto riportava il bando, di aver ucciso dei soldati tedeschi. Chi veniva trovato sui monti o nei paesi isolati rischiavo grosso. Alcuni uomini si consegnarono spontaneamente ai tedeschi, mentre altri tentarono di nascondersi nelle case o in piccoli rifugi. I rastrellamenti tedeschi portarono all’esecuzione sommaria di 21 persone. Il 15 luglio del 1944 venne abbattuta la Badia di San Savino e pochi giorni dopo vennero uccisi dai nazisti Giuseppe ed Eliseo Dolfi nella zona di Garzella. Le altre persone uccise nella zona dell’Ansa dell’Arno sono: Sirio Buchigiani, Armando Masi, Sabatino Bellucci, Ismo Bertini, Giuseppe Bizzarri, Terzilio Boschi, Tommaso Boschi, Giuseppe Buffoni, Giuseppe Ciampalini, Umberto Di Sacco, Sperandio Mattii, Lando Saviozzi, Amato Serani. Alla commemorazione era presente anche Franco Meridi, che all’epoca aveva 10 anni ed era sfollato da Badia fino alla Valle Buia nel comune di Calci con i suoi genitori. «Fino a quando c’erano i soldati della Wermacht non ci erano stati grossi problemi con la popolazione civile. Invece in estate arrivarono quelli delle Ss – ricorda commosso Meridi –. Erano delle belve, misero subito paura a tutti e occuparono una casa in paese che diventò la loro base. Noi riuscimmo a salvarci ma quei cittadini che tornarono nel paese non sfuggirono alla furia nazista». Il 9 agosto ai cavi di Musigliano le Ss trucidarono cinque persone ma qualcuno riuscì a salvarsi, come racconta Meridi mostrando anche una testimonianza di Guido Ughi, uno dei sopravvissuti. «Le Ss divisero gli uomini dalle donne e dai bambini e con una trappola li condussero ai cavi. Cinque vennero giustiziati ma qualcuno riusci a salvarsi, come ad esempio Ugo, gettandosi nel vicino pioppeto salvando anche un suo compagno che rimase gravemente ferito».

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