Gioco
Leopoldo e la “sua” Palaia raccontata alla gente come fosse una favola
palaia. Lui non si definisce uno storico ma uno che racconta la storia. E le storie della storia. Si sente un affabulatore di storie. È Leopoldo Campinotti, nato 61 anni fa e poi cresciuto a Palaia, ma che poi la vita lo ha portato non molto distante, sull’altro colle di Santo Pietro Belvedere.
Così l’altra mattina, da affubulatore, ha esposto, presentato in forma di favola raccontata in modo sapiente, piacevole, accattivante alcuni aspetti della storia di Palaia, delle sue opere d’arte, dei suoi paesaggi in quella iniziativa promossa dal Comune che va sotto il nome di “Camminando per Palaia”. Un free tour. La visita è stata arricchita dai racconti e dalle memorie, appunto, di Leopoldo Campinotti, palaiese doc, il quale «ha emozionato e ha fatto immergere i partecipanti nella Palaia della sua infanzia. “Camminando per Palaia” non è solo un tour, ma un viaggio indietro nel tempo e nei ricordi di un borgo e di un territorio che ha sempre qualcosa da raccontare». Lo disse anche il critico Vittorio Sgarbi in una sua recente visita da quelle parti.
Ebbene, ora Leopoldo Campinotti ha illustrato il passato storico del paese, la cui più bella espressione artistica è senz’altro la pieve di San Martino ma che annovera nelle altre chiese tesori d’arte senza tempo e senza valore come la Madonna del Valdambrino, un’altra di Della Robbia, un crocifisso di scuola senese e un altro di Andrea Pisano. Tutti lì, a raccontare l’importanza che il borgo ebbe a partire dalla seconda metà nel 1200, terra di confine dei contendenti Pisa, Lucca, Firenze.
Fu questo essere “limes”, per dirla con i Romani, a rendere Palaia un punto prezioso. Come lo furono Santa Maria a Monte, Casteldelbosco, Marti. E lo stesso Campinotti non sa darsi una spiegazione plausibile del motivo della costruzione di una capiente pieve come quella di San Martino per un paese che allora contava sì e no 400 anime. Mentre fa risalire all’influenza dei lucchesi per il nome a essa dato: «San Martino, piuttosto che San Sisto o San Ranieri se fosse stata sotto Pisa».
Palaia, dunque, come luogo di frontiera, ma anche di «passaggio diverso dalla via Francigena della vicina San Miniato» vera autostrada paneuropea verso Roma dell’epoca. Così Campinotti si è inserito nel tour turistico-storico, tirando fuori tutta la sua passione e le sue conoscenze, «ispirandosi alla passione che da giovinetto seppe darmi l’allora pievano don Sirio Soldani che riscoprì molti tesori di questa terra». Allora possiamo dire che il suo hobby deriva proprio da quei momenti? «Senza dubbio – rileva Leopoldo – ha fatto breccia in modo rilevante». Tant’è che si diletta, quando alcuni suoi amici specialmente milanesi vengono in zona, a fare lui stesso da guida dei tesori palaiesi».
Che incontrano tanti consensi: «Siamo molto soddisfatti – osserva il sindaco Marco Gherardini – di come sta andando il flusso turistico in questa estate su tutto il nostro territorio comunale».
P. Fa.
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